Nel 1968 l’equipaggio dell’Apollo 8 immortalò l’Earthrise in una delle fotografie più iconiche della Terra vista dallo spazio. Un piccolo pallino blu che è la nostra casa, il nostro mondo rassicurante, ma anche il segno ineluttabile della condizione umana: siamo a bordo di un minuscolo granello di polvere che fluttua nell’universo. Utopistico sperare nella potenza delle immagini fino al punto di farci comprendere l’insignificanza di tanti nostri gesti, abitudini e decisioni, ma anche le responsabilità di cui siamo investiti, perché quel minuscolo granello è l’unica casa che abbiamo a disposizione. L’incredibile potenza di quelle immagini diede la spinta decisiva ad agire a chi già lottava per un mondo più consapevole, oltre i profitti, le guerre, il potere. A distanza di 51 anni da quella foto, non solo i problemi che allora stavano emergendo sono rimasti senza soluzione, ma corriamo ai ripari come in un improvviso temporale apocalittico, nonostante le previsioni avessero già annunciato tutto questo.

Il protagonista di Local Hero (Bill Forsyth, UK, 1983) è uno dei tanti figli della globalizzazione più aggressiva, nato da immigrati bulgari che hanno assunto il falso cognome MacIntyre per riuscire a integrarsi negli Stati Uniti senza problemi. Lavora presso una multinazionale petrolifera, una posizione scelta più per motivi economici che per una qualche ambizione a realizzarsi come persona. All’improvviso una trasferta di lavoro lo catapulta in un piccolo villaggio sulla costa della Scozia, dove denaro, responsabilità e possedimenti assumono sfumature di senso del tutto nuove per lui.

Semplici accostamenti di immagini e situazioni evidenziano le differenze di approccio tra i due mondi, tra la visione globale degli Stati Uniti e la dimensione locale, ristretta della Scozia: l’etica del lavoro, il senso di responsabilità collettiva, l’impatto dell’azione umana sul territorio, il rapporto con la natura circostante, lo sfruttamento degli animali, la concretezza dei rapporti umani. Gli abitanti del posto non vedono l’ora di ricevere una fortuna in cambio delle loro terre, senza rendersi conto che significa destinarle alla costruzione di uno stabilimento petrolifero, senza essere davvero consapevoli della posta in gioco e di quello che stanno facendo.

Ma quella di Local Hero non è una narrazione di denuncia o di commiserazione: i soldi sembrano essere l’unico mezzo concreto che permetta a quester persone, ormai ridotte in miseria, di scappare, di trovare una dimensione di vita dignitosa. Il sabotaggio dall’interno è il solo metodo efficace per sventare il piano di trasformazione della baia in una spietata, disumana miniera d’oro. Local Hero è una commedia brillante, che si serve dell’esagerazione dello sketch comico e dell’umorismo più fine per costruire un discorso sulla consapevolezza ecologica che sfocia in una denuncia indiretta di un processo di sfruttamento della biodiversità naturale tutt’oggi in corso. L’ironia con cui viene stereotipato l’universo imprenditoriale petrolifero rivela il reale meccanismo di inganni e sfruttamenti su cui si basa; un meccanismo che non esiste solo in Scozia ma è ormai diffuso su scala globale.

Il film fornisce allora spunti di riflessioni validi per ogni singola situazione nel mondo, presentandosi come un manifesto di speranza in un cambiamento di paradigma a livello globale. Lo scenario che si delinea per la popolazione locale è infatti tragico: inconsapevole del quadro più grande a cui è necessariamente legata, in un primo tempo sarà anche soddisfatta della propria scalata economica e sociale, ma ben presto andrebbe incontro a una crisi profondissima. Partendo proprio dal processo di responsabilizzazione della cittadina nei confronti della questione ambientale, Forsyth riflette su come l’uomo si relazioni ai cambiamenti e a se stesso, fino a mettere in discussione le proprie decisioni, idee e priorità.

L’ecologia trascende la singola questione dell’inquinamento e diventa un modello alternativo al capitalismo: è svanita la speranza di costruire una società basata sul progresso innovativo e sul benessere democratico. La malinconia di cui il film è pervaso deriva dalla consapevolezza degli errori commessi da tutti noi, diventati ormai troppo complessi per essere risolti in modo immediato ed efficace. La conseguenza è un senso di colpa generalizzato – escluso chi continua a rimanere del tutto indifferente alla questione – che più essere lenito a livello individuale solo con un nuovo inizio, in un ultimo, disperato tentativo di salvare il mondo che abitiamo a che noi stessi abbiamo messo in grave pericolo. In contrasto con il traffico cittadino dei titoli di testa, la Scozia rappresenta questa ultima speranza: un paesaggio magico, incorniciato dall’aurora boreale, popolato da ombre che si stagliano su un cielo solcato da stelle cadenti e animato dalle note delle musiche di Mark Knopfler.

Dalla metà del secolo scorso l’economia globale è stata trainata dalla produzione petrolifera, secondo un sistema non differenziato e teso a massimizzare il profitto, incurante delle relative conseguenze sociali, economiche ed ecologiche. La grande petrol-crisi degli ultimi cinque anni ha causato gravi danni anche in Scozia, dove sono stati chiusi un numero crescente di stabilimenti a causa dell’abbassamento del prezzo del greggio, della bassa competitività e degli alti costi di manutenzione. Questo smantellamento spietato ha trasformato gli operai in masse di disoccupati, finendo col distruggere anche altri settori annessi, come l’edilizia, gli alberghi e i trasporti. Il passaggio all’energia eolica e solare sta in parte risollevando economicamente e umanamente la Scozia, un Paese che ha scommesso troppo su un sistema destinato al fallimento sul lungo termine.

Local Hero partecipa a un passaggio di testimone in un processo di consapevolezza civile che è passato dal messaggio malinconico e speranzoso degli anni ’80 alla disperata corsa ecologica di oggi. La preoccupazione maggiore è che alla trasformazione tecnologica in atto non corrisponda anche un cambio radicale di mentalità: la problematica non si esaurisce con le energie rinnovabili e richiede un cambio di paradigma, che si concretizzi nella rinuncia allo sfruttamento e nell’acquisizione di una consapevolezza nei confronti della complessità dei singoli, specifici equilibri territoriali. Impariamo a dare ascolto sia alla natura, sia a noi stessi, perché la strada del solo profitto non ci ha portati da nessuna parte.

Pietro Bonanomi