Gli anni Sessanta hanno segnato una svolta epocale che ha inaugurato un periodo di gloria del cinema italiano, in reazione al picco di benessere e positività del boom economico, sebbene di lì a poco si sarebbe rivelato effimero e illusorio. Il Sorpasso (1962) di Dino Risi, La voglia matta (1962) di Luciano Salce, Il medico della mutua (1968) di Luigi Zampa sono solo alcuni dei titoli più celebri dell’epoca. Se il Neorealismo aveva elaborato il fardello sociale, politico ed economico conseguente alla Seconda Guerra Mondiale, la commedia all’italiana del boom reagisce con un’esplosione di leggerezza ed eccessi, parlando di svaghi, feste, vacanze e passatempi.

I mostri (1963) di Dino Risi si colloca all’interno di questo panorama, ma con uno sguardo lucido e critico, cinico e distaccato, ironico e onesto verso un’Italia alle prese col declino del boom economico, messa di fronte a un futuro ben diverso da quello previsto: all’orizzonte si affacciavano l’industrializzazione e il consumismo, insieme a tutte le conseguenze dell’edonismo del dopoguerra, che avrebbero progressivamente messo in ginocchio l’intero Paese.

Il film è fulminante e spietato nell’indagare le origini reali di alcuni stereotipi sull’Italia e sugli italiani, che presero forma allora e tornano a galla ancora oggi, ormai solidificatisi nell’immaginario comune. Composto in episodi, I mostri affronta l’altra faccia del boom, il lato oscuro di un periodo di euforia sfrenata – l’indifferenza, il consumismo televisivo e industriale e la politica corrotta – restituendo una fotografia del periodo che ha il sapore di un déjà vu.

Roma diventa, come accadeva spesso in quel periodo, teatro delle vicende, che sono principalmente un esito dei flussi migratori dei dell’epoca, provocando contrasti regionali. Interpreti, protagonisti delle vicende sono Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, emblemi irripetibili del cinema italiano a cavallo tra gli anni Cinquanta e anni Settanta.

L’episodio che apre le danze è L’educazione sentimentale, una rappresentazione lucida e stereotipata dell’italiano che è disposto a prendere qualsiasi tipo di scorciatoia, dimenticando l’etica e la morale, per raggiungere il proprio obbiettivo. L’oppio dei popoli e Il testamento di Francesco affrontano il consumo televisivo, alienante e vanitoso, paragonabile alla dipendenza da smartphone di oggi.

La presa di coscienza della debolezza intrinseca all’uomo è il discorso cardine della commedia all’italiana: mette le persone davanti alle proprie debolezze e vizi, portandolo a mettere a fuoco la propria condizione di inetto. L’ultimo episodio, La nobile arte palesa infatti queste fragilità. I mostri è un mosaico dei tanti tasselli di un’epoca che ha seminato i frutti che oggi dobbiamo, volenti o nolenti, raccogliere.

Alessandro Foggetti