Gravity, film del 2013 diretto da Alfonso Cuarón, potrebbe sembrare un normale blockbuster in cui gli effetti speciali la fanno da padrone, ma la realtà è ben diversa: questa epopea spaziale si presta a una rilettura intimistica, e diventa un viaggio interiore per la dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock). Il tema portante è infatti quello della rinascita, raccontato dal regista attraverso una concezione metafisica dello spazio.

Fin dai primi eventi, emerge come lo spazio sia un posto angusto e difficile da controllare: a centinaia di migliaia di chilometri da casa si può contare solamente su se stessi, ogni piccolo errore può essere letale. La dottoressa Stone, però, sembra trovarsi a proprio agio avvolta nel nulla cosmico, che è per lei un luogo perfetto, immerso nel silenzio e nella solitudine che annullano il suo passato, segnato da una terribile tragedia. Come in ogni buon film filo-americano, i russi commettono un grave errore: abbattono un satellite che orbitava alla stessa altitudine degli astronauti impegnati a riparare il telescopio spaziale Hubble, causando un impatto devastante a seguito del quale sopravviveranno solo Ryan Stone e Matt Kowalsky (George Clooney).

Un altro incidente, un altro piccolo errore, porterà la protagonista e il tenente Kowalsky a separarsi, ma segnerà anche il primo passo della dottoressa Stone verso una riabilitazione alla vita. La scena appena successiva si presenta come un piano sequenza in cui Sandra Bullock, svestitasi dalla tuta spaziale, fluttua tra i tubi all’interno dell’airlock (il modulo che separa l’esterno della stazione dall’interno) quasi esanime, come se si trovasse nel grembo materno: rannicchiata su se stessa, la sua figura sembra quella di un feto. Lo spazio è il luogo ideale per l’intento di Cuarón: assimilabile al nulla, come fosse una tela bianca su cui dipingere i fotogrammi, il regista, tramite la comunicazione iconica, rappresenta metaforicamente la realtà, raggiungendo il massimo effetto comunicativo. Il feto viene così usato come simbolo di rinascita, ma anche dell’incubazione di un’ideale, quello della dottoressa Stone di redimersi e di sopravvivere per tornare a esser padrona della propria vita sulla Terra.

gravity

Mentre il corpo della donna volteggia leggiadro all’interno del modulo e il suo viso sembra comunicare la più assoluta calma, in contrasto con l’inferno nel quale si trova immersa, la Stone non sembra trovarsi in quel non-luogo, bensì sulla Terra a sognare qualcosa che non è ancora accaduto o che non accadrà mai, rannicchiata tra le coperte in cerca di sollievo, rimuginando sui propri problemi e cercando protezione in posizione fetale. Da diversi studi emerge come le persone in cerca di sicurezza, in modo totalmente inconsapevole, assumano tale posizione durante il sonno. È dunque evidente come il regista abbia sapientemente utilizzato questa simbologia psicologica per rappresentare il bisogno della donna di ricongiungersi alla Madre Terra che, per grande gioia di tutti i detrattori di Copernico, diventa il vero e proprio centro dell’universo per la dottoressa Stone. Inoltre, il cognome della dottoressa in inglese significa “pietra”, e che cos’è il nostro pianeta se non un’enorme roccia fluttuante nel nulla? La donna in posizione fetale sotto effetto della gravità terrestre che la tiene in orbita è proprio come una pietra che tenta di ricongiungersi al proprio luogo d’origine.

De Santigliana, fisico italiano, negli anni settanta elaborò una teoria analizzando tutti i più importanti miti del mondo: in ogni cultura, le storie narrano di momenti di ordine che si dissolvono violentemente per lasciare spazio al disordine. Il perno centrale atto a garantire lo stadio di quiete è paragonato all’asse di un mulino che, se venisse a mancare, porterebbe alla distruzione l’intero macchinario. La pellicola di Cuarón è un mito moderno, necessariamente influenzato da tale meccanismo intrinseco al genere umano: la perdita subita dalla Stone aveva innescato un processo di degenerazione verso il caos e il suo mondo era stato privato di senso. Ora, con l’emblematica scena “fetale”, Cuarón vuole portare al superamento della crisi la dottoressa Stone, che può iniziare la propria rinascita e riporre fiducia nel centro dell’universo, ovvero la Terra. 

Gabriele La Rosa