Acclamato dalla critica, Carol è il melodramma firmato da Todd Haynes che racconta la relazione tormentata tra Carol (Cate Blanchett) e Therese (Rooney Mara). Al centro della narrazione ci sono i corpi delle due donne, scavati da primissimi piani carichi di una disinibita carica erotica, che ora illuminano, ora rabbuiano il loro rapporto.

Un approccio stilistico estremamente contemporaneo e attuale, che è amplificato dalle due protagoniste: l’omosessualità non è mai considerata un tratto di genere del film; non rende in alcun modo “diversa” questa storia d’amore. L’amore stesso, la cura dell’altro, il sacrificio per l’altro e la paura dell’abbandono sono infatti i nuclei tematici del racconto, universali e inclusivi. In questo senso Carol segna un passaggio chiave nel cinema di genere romantico, e Todd Haynes l’ha capito benissimo: Carol restituisce tutta l’autenticità e la bruttezza – per dirla alla Eco – del sentimento tra due essere umani. Lo stereotipo non è annullato.

Carol racconta un amore singolarmente diverso, perché figlio di tutti gli altri, e fa del sentimento tra Carol e Therese una delle tante sfumature dello stesso colore. Non c’è etichetta, non c’è contrassegno, non c’è, appunto, stereotipo, ci sono soltanto i due cardini di cui parlava Cechov: un racconto ha sempre due poli, lui e lei; o lei e lei, o lui e lui; poco importa.

Davide Spinelli