Chi non si è mai imbattuto, almeno una volta nella vita, nei tipici problemi adolescenziali? Ci sarà stato sicuramente un episodio, un momento particolare in cui ci si è chiesti: “e adesso che cosa faccio?”. Bang Gang (A Modern Love Story), film d’esordio di Eva Husson presentato al 40° Toronto International Film Festival, racconta l’incapacità dei giovani moderni di reagire di fronte ai naturali problemi che si trovano ad affrontare, vittime dell’ansia e dello stress. I protagonisti scivolano così in un’apatia collettiva che li rende immaturi e vulnerabili agli eventi da loro stessi causati, incapaci di prevederne e gestirne le conseguenze.

Il dramma si scatena quando la protagonista George (Marilyn Lima) decide di partecipare insieme al suo gruppo di amici ad alcune “bang gang”, festini organizzati in case vuote dove si consumano droghe e si hanno rapporti casuali senza alcun tipo di protezione. I ragazzi passano così i loro pomeriggi estivi immersi in un mondo di trasgressione che li allontana dalla realtà, ma si tratta solo di un’illusione: nel momento in cui vengono pubblicati i video delle loro feste, il mondo vero incombe bruscamente sulla loro dimensione distorta e li riporta sulla terra. Una volta esposti i ragazzi alla gogna pubblica, anche i genitori vengono a conoscenza di cosa facevano i figli in loro assenza, rimanendone sconcertati. In un’epoca come questa dove i genitori, assenti e incapaci di imporsi, lasciano i figli senza alcun tipo di regola o, al contrario, angosciati da un esasperato senso di protezione, li ingabbiano per controllarli in modo asfissiante senza permettergli di vivere e imparare sbagliando, si vede crescere una gioventù sempre più scollegata dalla realtà e passiva a qualsiasi stimolo.

Il parallelismo con il celebre Gioventù Bruciata di Nicholas Ray del 1955 sorge spontaneo. Le due pellicole, infatti, hanno in comune lo stesso tema centrale, cioè le difficoltà di un’adolescenza improntata alla ribellione contro i normali schemi imposti dalla società. Proprio da questo paragone, però, emergono i difetti della Husson, che si limita a descrivere solamente la superficie di questa gioventù. Non basta infatti l’aggiunta della promiscuità sessuale, delle droghe e degli smartphone a rendere la pellicola più originale e moderna. Questi escamotage sembrano anzi dimostrare tutta l’incapacità della regista di comprendere i problemi attuali dei giovani d’oggi: la Husson pecca di presunzione e finisce per descrivere solamente una parte della grande e complessa realtà adolescenziale.

Giada Portincasa