Nodo alla gola (1948) è il primo film a colori diretto da Alfred Hitchcock, che in quell’occasione vestì anche i panni di produttore. Il soggetto, tratto dalla pièce teatrale omonima di Patrick Hamilton, è ispirato a un caso di cronaca nera realmente avvenuto nel 1924, ovvero il delitto Leopold-Loeb: una coppia di studenti omosessuali decise di strangolare un loro compagno scelto a caso, solo per il puro gusto estetico di uccidere e di manifestare la loro superiorità rispetto alla gente da loro considerata “comune”. La sceneggiatura, affidata a un giovanissimo Arthur Laurents per volere di Hitchock stesso, prese solo spunto dall’episodio, sviluppandolo poi in modo completamente diverso dato che i due protagonisti del film nascondono poi il corpo in una cassapanca, intorno alla quale organizzano un piccolo party, invitando i parenti e la fidanzata del defunto e un loro professore.

Uscito nel 1948, Nodo alla gola esibì una serie di accorgimenti che lo resero incredibilmente moderno per l’epoca, servendosi di tecniche per noi oggi scontate e piuttosto semplici da realizzare, ma che a quei tempi richiedevano sforzi e difficoltà enormi.

Sceneggiatura

Il problema maggiore delle produzioni Netflix risiede spesso nelle sceneggiature, ripetitive, noiose e stereotipate. In Nodo alla gola la scrittura è a dir poco geniale, soprattutto per i dialoghi intelligenti e taglienti. Basti pensare all’apparentemente semplice scambio di battute sulla gallina, dal quale traspare il fatto che il professore ha scoperto il piano dei due assassini. Il merito va al giovanissimo Arthur Laurents, che elabora dialoghi adatti alla psiche di ognuno dei personaggi. L’idea di nascondere il corpo del defunto in un baule antico sul quale viene allestita la tavola per la cena è però di Hitchcock. Nessuno dei suoi collaboratori era d’accordo, considerandola troppo crudele, ma è proprio per questo che si rivelò geniale; lo spettatore, sapendo fin dall’inizio dove si trova il corpo, può immedesimarsi appieno nei panni degli assassini, vivendo ogni singola azione degli altri personaggi come un’eventuale minaccia di essere scoperto.

Piano sequenza

Quando ancora non si potevano realizzare piani sequenza che durassero più di 10 minuti, per via delle pellicole a disposizione, Hitchcock fece qualcosa di incredibile: girò un film che dava l’impressione di essere girato interamente senza alcuno stacco. Con movimenti della macchina e dei personaggi ben studiati, come fare passare uno di loro davanti all’obiettivo per oscurarlo proprio nel momento preciso del taglio di montaggio, ottenne una continuità narrativa di 80 minuti senza interruzioni visibili. Ma non si trattò solo di un vezzo tecnico: l’operazione dietro al piano sequenza prevede di legare tra loro come con una corda – ed ecco spiegato il titolo originale Rope – tutte le azioni e, di conseguenza tutti i personaggi, insieme allo spettatore, che proprio tramite la macchina da presa “entra” è coinvolto anche lui in prima persona.

Messa in scena

L’intero film è girato esclusivamente nel salotto dei due assassini. Una scelta registica che suscita, a livello inconscio, un certo senso di soffocamento, di angoscia e di tensione nello spettatore, in linea con l’atmosfera in cui si muovono i personaggi. Inoltre, lo spazio ridotto permette di rimanere più concentrati sulla vicenda e notare ogni minimo dettaglio, fondamentale per cogliere il senso ultimo del film.

Come spesso capita a certi capolavori, Nodo alla gola fu un flop al botteghino e venne rivalutato solo negli anni Sessanta. Oggi ci starebbe proprio bene nel catalogo di Netflix, speriamo di vederlo presto.

Velitchka Musumeci