Capelli scompigliati, grandi occhi eloquenti, una risata contagiosa e una voce indelebile. Donna del popolo rivoluzionaria, libera, anticonformista, sincera e imprevedibile, Anna Magnani è stata la prima attrice italiana a vincere l’Oscar nella storia del cinema. Con forza e orgoglio ha rappresentato una nuova immagine di donna, distruggendo tutti i canoni femminili precedenti: sempre tesa verso un indomito desiderio di libertà e di indipendenza, Anna Magnani è stata una grande teatrante e una grande attrice cinematografica ma soprattutto una grande donna, che ha segnato la storia del cinema con le sue interpretazioni.

Campo de’ fiori (Mario Bonnard, 1943), Molti sogni per le strade (Mario Camerini, 1948) e Risate di gioia (Mario Monicelli, 1960) sono i tre film che permettono di contestualizzare la figura di Anna Magnani all’interno delle rispettive fasi della storia e del cinema del nostro Paese – periodo fascista, crisi del secondo dopoguerra e boom economico. Girato in piena epoca fascista, Campo de’ fiori racconta la storia di Elide (Anna Magnani), una giovane fruttivendola del mercato che si innamora del collega pescivendolo (Aldo Fabrizi), a sua volta innamorato di un’altra donna che cercherà di conquistare senza riuscirci mai. Scontrosa, urlatrice e gelosa, Anna Magnani incarna un personaggio secondario ma rivelatore della tipologia femminile predominante all’epoca: la perfetta donna di casa, che pensa esclusivamente a trovare marito e fare famiglia. Dall’altra parte gli uomini, interpretati da Aldo Fabrizi e Peppino de Filippo, visti e rappresentati marcatamente come le personalità dominanti delle dinamiche narrative.

Molti sogni per le strade è ambientato nel secondo dopoguerra e narra la storia di una famigliola composta da Paolo (Massimo Girotti), un meccanico disoccupato, sua moglie Linda (Anna Magnani) e il piccolo Emilio. Rimasti senza soldi e senza cibo, Paolo decide di rubare la lussuosa automobile di un imprenditore all’insaputa della moglie. I malintesi e le incomprensioni tra Linda e Paolo innescano una serie di vicende comiche durante il loro viaggio per trovare un acquirente della macchina. Il personaggio femminile viene rappresentato come goffo, irrazionalmente geloso e guastafeste, che si intromette negli “affari da uomini” rovinando tutti i piani. Una visione diversa rispetto alla pellicola precedente, ma pur sempre negativa e viziata dai forti stereotipi dell’epoca.

Risate di gioia vede in coppia Totò e la Magnani. La narrazione è interamente ambientata durante la notte di Capodanno ed è tratta da due novelle (Le risate di gioia e Ladro in chiesa) di Alberto Moravia. Gioia (Anna Magnani), detta Tortorella, è una comparsa di Cinecittà, mentre Umberto (Totò) vive di espedienti, tra cui finti incidenti e furtarelli. Tra cene e inviti improvvisati con amici e sconosciuti, al duo si aggiunge Lello (Ben Gazzara), ladro di professione, che complicherà ancora di più la vita dei protagonisti. Una stupenda pellicola dal riso amaro, tipica della visione disillusa di Monicelli. Tortorella è una comparsa, ma si comporta e si (tra)veste da diva, si tinge i capelli di biondo e corteggia un ragazzo molto più giovane di lei; una donna che non smetterà mai di contare sull’arrivo di un colpo di fortuna. Finalmente un personaggio femminile che inizia a smarcarsi dai canoni del passato e si avvia verso un’emancipazione consapevole, seppur malinconica.

Anna Magnani è una donna senza tempo, che ha attraversato la storia del cinema italiano marcandone le fasi essenziali, che fa sentire la nostalgia di un’epoca che neanche abbiamo vissuto, che fa ancora emozionare con le sue interpretazioni come fosse la prima volta. Talmente onesta da sembrare sempre se stessa.

Alessandro Foggetti