Voto

7

Ascoltare Now Only è come entrare in punta di piedi dentro una stanza privata per osservarne di nascosto i dettagli, è come leggere le pagine di un diario segreto. Con questo disco Phil Elverum, in arte Mount Eerie, asseconda la necessità di raccontare il dolore ancora molto forte dovuto alla scomparsa della moglie, avvenuta nel 2016. Per la seconda volta, l’artista dedica un disco al proprio trauma e, come in A Crow Looked at Me, la sua scrittura è una narrazione non distillata, pungente e delicata allo stesso tempo, capace di lanciare pugnalate dritte al cuore. Ed è nei testi, infatti, che risiedono la potenza e la genuinità del disco.

La durezza delle parole di Now Only nasce dalla semplicità e dall’intensa dolcezza dei ricordi dell’artista: dai momenti di vita quotidiana condivisi con la moglie, anche i più piccoli e ordinari, fino alle realistiche e laceranti proiezioni del suo presente. E nel calcare la mano, nell’entrare nel vivo di quella realtà che ha dovuto imparare ad affrontare dopo la perdita della moglie, l’artista sembra volersi fare del male volontariamente, come somministrando a sé stesso una spietata terapia d’urto. La schiettezza di questo disco si riverbera anche nei suoni: gli arpeggi di chitarra predominano sui piccoli tratti di tastiera e sugli accenni leggeri di batteria, lasciando poco altro spazio a ulteriori sfumature strumentali, come a sottolineare l’esigenza di isolare la propria fragilità e la propria vulnerabilità da tutto il resto. Le parole dell’artista, che ricordano i monologhi diaristici, viscerali e recitati di Mark Kozelek, sono versate su accordi intimi, e scorrono come acqua sull’essenzialità delle sei tracce.

Distortion traccia un solco lungo tutto l’album, come se fosse stato pensato per deturpare il procedere più dolce dei restanti brani. Le sbavature elettroniche e cupe che si affacciano in modo costante tra gli accordi del brano si caricano così di significato, e diventano il simbolo della violenta trasformazione subita dall’artista. E come in ogni traccia del disco, il timbro della voce e la cadenza delle parole pronunciate da Elverum rimangono mono tone, recitate quasi in modo asettico, nel tentativo di chiudere la porta in faccia alla sofferenza. In alcuni momenti, però, la chitarra acustica imbracciata da Elverum lascia passare del calore e attenua così quei grovigli lirici di dolore.

Valeria Bruzzi