Voto

7

Molto spesso, il terzo album rappresenta lo spartiacque fondamentale per una band: un momento importante, che stabilisce le basi per il futuro e soprattutto permette non solo di capire la direzione presa, ma anche il rapporto costruito con i propri ascoltatori. I vicentini Mother Island tornano con Motel Rooms, registrato in Italia dopo un lungo tour sulla West Coast statunitense.

Le dieci tracce non potevano che riportare suoni e fascinazioni figli del sound americano, che spazia dal jangle pop reinterpretato in chiave moderna alla psichedelia degli immancabili rimandi a Jefferson Airplane e Grateful Dead, dov’è interessante scoprire la commistione tra chitarre e synth. In questa visione, brani come Eyes of Shadow e Till The Morning Comes sono l’ideale per raccontare la compattezza del tappeto sonoro costruito dalla band, che sfrutta una capacità vocale molto rappresentativa del mood realizzato.

Summer Glow e Santa Cruz sono i momenti più scanzonati e danzerecci, mentre con And We’re Shining e la coda finale di Lustful Lovers attraversiamo la fase più rarefatta del disco, un viaggio reale e immaginario lungo le strade polverose della California, che manifestano la volontà di attualizzare la psichedelia sfruttando sonorità che si avvicinano a country e krautrock.

Non sappiamo dirvi se, con Motel Rooms, i Mother Island abbiano raggiunto la maturità artistica dell’agognato terzo album, ma senza
dubbio, per gli appassionati del genere e non solo, corre l’obbligo di dare un ascolto a questo disco.

Gabriel Carlevale