Voto

9

Muovendosi con disinvoltura tra cupe energie elettroniche e audaci linee vocali, in una direzione artistica fortemente identitaria, Moses Sumney non ha tradito le alte aspettative che hanno accompagnato l’uscita del suo secondo lavoro in studio. Græ, diviso in due parti e uscito in versione completa il 15 maggio per Jagjaguwar, è un contenitore complesso e articolato di influenze che si completano a vicenda: il risultato è un’opera art-pop unica nel suo genere, che consacra la personalità artistica di Sumney.

Ad arricchire le venti tracce di Græ intervengono le numerosissime collaborazioni con gli artisti più riconosciuti del panorama internazionale: il basso di Thundercat e le tastiere di James Blake in Lucky Me per citare alcuni dei nomi più celebri, accentuano l’eccentricità dell’album. La voce di Sumney è protagonista assoluta, costante all’interno di forme sempre in evoluzione, dal falsetto che ricorda Prince a vocalizzi di matrice soul. Le linee vocali interpretano con naturalezza momenti di intimità e istanti di sfogo energico, tematizzando l’isolamento (“Isolation comes from insula, which means island” (Insula) è il tema con cui si apre programmaticamente il disco) e la mascolinità tossica della società patriarcale, rabbiosamente attaccata anche nei suoni nel singolo Virile.

Tanto negli spunti musicali quanto nell’attitudine catartica delle liriche, in ciascuna delle venti tracce Moses Sumney dimostra una statura artistica di assoluto rilievo, impreziosita dalla vicinanza con alcuni dei musicisti più stimati al mondo, novero in cui l’artista statunitense è prossimo ad entrare. Græ si configura come un gioiellino art-pop moderno, al di sopra dei generi e delle etichette formali: uno dei migliori album dell’anno.

Riccardo Colombo