Voto

6.5

Ambientato in un’Italia medievale, il film del regista iraniano Amir Naderi è un ibrido tra il racconto biblico e una comune storia di rivalsa sociale, legati fra loro dal forte simbolismo dell’opera. Fil rouge del film è la tematica più ricorrente nel lavori del regista: l’ossessione; basti pensare a Manhattan By Numbers (1993) o Vegas: Based on a True Story (2008), pellicole che raccontano storie tra loro differenti ma tutte focalizzate su profonde ossessioni.

Alla splendida fotografia, vero punto di forza di Monte, si contrappone una recitazione verbale poco convincente, compensata in parte dall’espressività e dalla gestualità degli attori. Lo spettatore, così, non riesce a conoscere appieno i personaggi, né ad immedesimarsi in loro.

La riuscita di Monte dipende essenzialmente da due elementi: lo sguardo privilegiato della macchina da presa verso le tipiche figure del cinema di Naderi (personaggi umili, in crisi, dannati), come il protagonista Agostino (Andrea Sartoretti), e l’attenzione del cineasta per i gesti quotidiani di uomini comuni, sui quali Naderi riesce sempre a costruire narrazioni fortemente simboliche e uniche

Mattia Migliarino