Voto

9

Monitor è il racconto di un futuro prossimo? No. Spazio e tempo apparentemente indefiniti potrebbero trarre in inganno il pubblico, ma senza dubbio il film parla di un presente, benché forse impercettibile per alcuni: quello che vedrete esiste già. La questione che emerge, dunque, è: si vuole fare di questo presente una realtà diffusa?

Se non lo trovate nella programmazione dei cinema non preoccupatevi, è tutto normale: Monitor è un web movie inedito prodotto da Tea Time Film e Rai Cinema, disponibile in streaming gratuito su Rai Cinema Channel. Non lasciatevi scappare questa occasione: godetevi lo spettacolo qui sotto e leggete un po’ cosa ne pensiamo.

Il regista Alessio Lauria esordisce con un’enigmatica opera prima, degna di vincere il Premio Solinas Experimenta della Bottega Creativa. Si tratta di una storia ambientata in una grande multinazionale all’avanguardia, che pare non far mancare nulla ai propri dipendenti: casa, sofisticate tecnologie e servizio di ascolto per non perdersi d’animo nei momenti di demotivazione sul lavoro. Questa azienda è il contesto all’interno del quale si svolge tutta la vicenda, a sola eccezione di una sequenza.

I protagonisti Paolo e Elisa, affetti da un senso di vuoto incolmabile e da un sentimento di insoddisfazione latente, sono interpretati rispettivamente da Michele Alhaique e Valeria Bilello, che danno sfoggio di performance attoriali impeccabili. Anche loro due, come tutto il resto del personale, sopravvivono all’interno del contesto aziendale in un ambiente anonimo e ordinato; fra stanze con poche finestre e dai colori freddi, operano ipnotizzati dai rumori annoianti degli apparecchi elettronici.

Il ritmo lento della pellicola è funzionale a trasferire lo stato d’animo dei protagonisti. L’uso dei monologhi e la sensatezza dei silenzi colmano infatti i vuoti del ritmo, comunicando la sensazione di solitudine di Paolo e Elisa. Gli insistenti primi piani degli attori, uniti alla focalizzazione su particolari del loro corpo, hanno il compito di sottolinearne i tratti profondamente umani, che neppure in una realtà più virtuale che reale si possono nascondere. Queste inquadrature risultano contrastanti con lo sfondo: sottolineano la profonda contraddizione tra l’atmosfera plumbea, impersonale e spersonalizzante del background e la vivacità dell’azione e del comportamento umani. A ciò si somma la naturalezza degli attori (principali e non), che recitano senza regole di dizione, rendendo realistica la vicenda.

Sorge spontaneo domandarsi come la natura umana possa integrarsi in un mondo fortemente digitalizzato. Emblematico è, infatti, il titolo: non solo indica  gli schermi reali e metaforici che fanno parte della vita dei protagonisti, ma sembra voler anche ammonire il pubblico dei rischi insiti nel progresso del digitale. E non solo, il monitor si rivolge parallelamente alle realtà aziendali, sempre più basate sulla logica del controllo; a insospettire lo spettatore più attento viene a volte inquadrata una foto di Thomas Edison, che, vigile e solenne come un orwelliano Grande Fratello dei giorni nostri, sembra pronunciare le sue stesse parole: “Il tempo è l’unico vero capitale che un essere umano ha, e l’unico che non può permettersi di perdere.”

Valeria Fumagalli

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