Voto

5

Cosa fareste se dopo la vostra morte l’apparato burocratico dell’Aldilà decidesse di concedervi ancora 1 ora e 32 minuti di vita? Paolo, un mediocre ingegnere di Palermo dalla vita tranquilla, tra il lavoro, la moglie e i due figli, ha a disposizione questo breve lasso di tempo per affrontare le questioni irrisolte della sua vita, avviandosi verso un’autoanalisi che lo porta a riflettere su tutte le sue mancanze.

Trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità di Daniele Luchetti riprende la struttura del libro: una serie di pensieri sul senso dell’esistenza che ognuno di è posto almeno una volta nella vita. La difficoltà di Luchetti emerge proprio nel tentativo di creare un’opera che non abbia un vero e proprio plot, ma la scelta di indirizzare il film verso il genere della commedia lo porta a un eccesso di surreale che lo priva di credibilità. Quello che dovrebbe essere l’obbiettivo del film, ovvero sottolineare l’importanza delle piccole cose, spesso a torto minimizzate, sfocia in una rappresentazione scontata e banale.

Il protagonista Paolo ha tutte le caratteristiche dell’uomo qualunque, ma la prova attoriale di Pif non risulta coinvolgente, a differenza di Federica Victoria Caiozzo, in arte Thony, che convince tanto quanto lo straordinario Renato Carpentieri nei panni dell’impiegato del paradiso.

Dopo pellicole di discreto livello come Il portaborse (1991) e Mio fratello è figlio unico (2007), Luchetti cade: Momenti di trascurabile felicità non lascia nulla allo spettatore, tanto meno spunti di riflessione.

Mattia Migliarino