Voto

7

La fine di una giornata, il parcheggio di un supermercato, una vecchia station wagon e una riunione di famiglia. Questa l’emblematica immagine iniziale con cui Stefano Cipani apre Mio fratello rincorre i dinosauri (2019), tratto dall’omonimo libro di Giacomo Mazzariol. In un luogo e in un tempo non definiti, le vicende della famiglia di Jack ruotano intorno la nascita e alla crescita del fratello minore Giò, affetto dalla sindrome di Down.

La narrazione, enfatizzata dalla voce fuori campo del protagonista, diventa un percorso di formazione a tappe, con tutte le difficoltà e gli ostacoli del caso. Se inizialmente Jack vede Giò come un supereroe, crescendo inizierà a comprendere le problematiche che suo fratello deve e dovrà affrontare. La scelta del liceo, i primi amori, il cambio di look, le nuove amicizie, YouTube e, soprattutto, la convivenza con Giò sono i punti cruciali del percorso di Jack verso la sua nuova vita, quella tra i “grandi”. Un mondo a cui non era preparato, che lo costringe ad affrontare e accettare le conseguenze delle proprie azioni, imparando piano piano a comprendere i pregi e le potenzialità del fratellino.     

Scegliendo di trattare un tema così delicato, Cipani si assume un grande rischio, ma riesce a gestirlo con serietà e intelligenza, senza mai scadere nel banale o nel melodrammatico. La narrazione agile, leggera e ironica e la scelta di lasciare in sospeso le coordinate spazio-temporali – i personaggi sono vestiti con stili diversi mai collocabili in un determinato momento storico, circondati da automobili d’epoca e contemporanee, da telefoni a filo e smartphone – trasformano la storia in una fiaba moderna e delicata, allontanando i facili cliché per raccontare una storia familiare vera, bella e umana.

Alessandro Foggetti