Per affrontare questo Natale pandemico, in cui le vie di fuga dai parenti saranno fisicamente e legalmente impossibili, non vi resta che l’escapismo. E quale modo migliore di un bel film con cui tramortirsi post pranzo ed evitare ogni conversazione scomoda su lavoro, vita amorosa, prospettive future e ansie annesse.

Ma invece che finire tra le grinfie dei palinsesti natalizi Rai o Mediaset, all’insegna del cringe e del visto e rivisto, eccovi una lista per chi vuole vedere qualcosa di nuovo, per chi sente da morire la mancanza della sala cinematografica, per chi stressa chiunque conosca che i film si vedono in lingua originale o niente.

Delicatessen, Jean-Pierre Jeunet, Francia, 1991

Se si parla di feste si parla di cenoni, se si parla di cenoni si parla di Delicatessen. Esordio di Jean-Pierre Jeunet, il film si muove in una Francia post-apocalittica priva di coordinate spazio-temporali, dove le risorse di sostentamento primarie sembrano essere esaurite e l’unica legge che vige è mors tua vita mea. Dimenticatevi dunque il Jeunet di Amelie, con la sua estetica fatta di lamponi, frangette e cucchiaini che rompono la crosta della crème brûlée. Delicatessen è un inno provocatorio al grottesco, al sadismo e all’irriverenza.

Tokyo Godfathers, Satoshi Kon, Giappone, 2003

Siamo in una freddissima Tokyo durante la vigilia di Natale. Tre improbabili senzatetto, Gin, un alcolizzato che vive di rimorsi, Hana, una donna trans squattrinata, e Miyuki, una ragazza scappata di casa, finiscono con l’incarnare una versione nipponica dei re Magi nel momento in cui trovano una neonata abbandonata nell’immondizia e decidono di riportarla ai suoi genitori. Per farlo, intraprenderanno una serie di avventure esilaranti, che li porterà a riconsiderare se stessi e la propria intera vita. Il film, ispirato all’opera letteraria di Peter B. Kyne Three Godfathers, restituisce un anime intenso e vivace, che passa con naturalezza dai toni del dramma poetico-nostalgico a quelli della commedia più energica. 

Racconto di Natale, Arnaud Desplechin, Francia, 2008

La riunione di una famiglia con un passato traumatico alle spalle. Tutto avviene a Roubaix, città di provincia del nord della Francia, nonché città natale del regista. Desplechin, epigono della Nouvelle Vague, decostruisce la struttura classica dei racconti familiari per rigenerarla, esponendo i personaggi nella loro nuda emotività.

Non ti presento i miei, Clea DuVall, USA, 2020

Tra le ultime uscite on demand di Sky e Now tv, ecco l’esordio alla regia di Clea DuVall, disponibile fino al 4 gennaio. Capofila di – speriamo – tante altre, è la prima commedia di Natale che tematizza una dinamica LGBTQ+. Al centro c’è Harper (Mackenzie Davis), con il suo blocco nel fare coming out alla sua famiglia, che di conseguenza blocca l’intenzione della sua compagna Abby (Kristen Stewart) di chiederle di sposarla. Così, invitate a passare le feste a casa della famiglia di Harper, dovranno fingersi coinquiline. Non ti presento i miei è una commedia leggera e dai toni romantici che non cade nella trappola del mainstream, che prende gli stilemi natalizi tradizionali e li ricontestualizza in una narrazione queer che smonta le solite narrazioni eteronormate.

In Bruges – La coscienza dell’assassino, Martin McDonagh, Inghilterra, 2008

Se avete amato Tre manifesti a Ebbing, Missouri, punta di diamante dell’opera di Martin McDonagh, non potete perdervi il suo lungometraggio d’esordio In Bruges – La coscienza dell’assassino. La storia è quella di Ray e Ken, due sicari costretti dal loro capo a rimanere a Bruges, in attesa che si calmino le acque dopo che un incidente ha tragicamente rovinato il loro ultimo incarico. La città belga, immersa in un’atmosfera fatata, è il teatro in cui si muovono di due protagonisti-turisti, alla ricerca di loro stessi. Tra lo spleen dei due killer e il romanticismo di Bruges, McDonagh ci regala un gioiellino di sceneggiatura premiato ai BAFTA 2009. 

Parenti serpenti, Mario Monicelli, Italia, 1992

Per chi volesse passare il Natale a Sulmona in compagnia di uno dei padri della commedia all’Italiana, Parenti Serpenti è la scelta giusta. Tratto da una pièce di Carmine Amoroso e trasposto nell’aquilano, il grande classico racconta il fatidico incontro annuale con i parenti, in occasione delle feste di Natale.  L’opera di Monicelli, senza mai neanche sfiorare la stucchevolezza dei Vanzina, mostra un affresco familiare dai risvolti feroci, cinici e disillusi, contestualizzandolo nel perbenismo di facciata dell’Italia da bere degli anni ’90, tra i non-detti e le beffe di parenti-consumatori che non lasciano più spazio alla buon vecchia ritualità familiare di provincia.

Trasporto eccezionale – Un racconto di Natale, Jalmari Helander, Finlandia, 2010

Per chi preferisse un’opera dai toni più dark, c’è Trasporto eccezionale – Un racconto di Natale del regista finlandese Helander. In una Lapponia aspra e spietata siamo alle soglie del Natale e Babbo Natale, creatura mostruosa della mitologia nordica, si è risvegliato per prendersi i bambini più cattivi per divorarli. Lasciamoci alle spalle l’immagine bonaria dell’omone con a barba bianca vestito di rosso, perché Trasporto eccezionale è una fiaba natalizia horror che tocca anche i toni dell’humor nero. Astenersi: moralisti, cattolici incalliti, fratellini dell’ultima ora. 

Rébecca Mathilde Romano