Anche questo terzo mercoledì del mese arriva l’appuntamento con PRISMA ad allietare l’ennesima serata di coprifuoco. L’appuntamento è sempre alle ore 21.00 sul canale Twitch del festival!

Clapper, Edoardo Pasquini, Italia, 2019, 9′

È stata ritrovata una vecchia VHS, dentro è narrata la storia del leggendario Johan Clapper, il maestro indiscusso degli applausi, e della sua sfida con l’acerrimo nemico Yordan Stoichkov. Nonostante il film aderisca all’estetica anni ’80, di cui raccoglie stereotipi ed elementi grotteschi, per il mercato italiano è un prodotto estremamente nuovo che raramente si incontra essendo quello del demenziale un genere poco diffuso. L’esperimento è davvero ben riuscito, divertente e soprattutto utile dopo questo anno di pandemia per ricordarci come applaudire ai concerti, attività ormai in disuso. Il genere demenziale è una cosa seria ed Edoardo Pasquini ha preso questo concetto alla lettera.

Bussi, Baba, Bahare Ruch, Danimarca, 2020, 8′

La giovane Bahare Ruch riassume la storia della sua vita in 8 minuti densi di significato e sofferenza. Questo documentario è un chiaro tributo al padre della regista, di cui lei parla con ammirazione e amore mentre sullo sfondo scorrono immagini che uniscono foto di famiglia e scene pittoriche molto rappresentative. Voice over e montaggio, di questi due soli elementi è composto Bussi, Baba. Questo cortometraggio riesce sicuramente a trasmettere moltissime sensazioni allo spettatore, gli ultimi istanti del film dove il papà elogia e parla della regista rendono però chiaro quanto quest’opera sia stata realizzata da Bahare Ruch per sé stessa, tanto da far percepire a chi guarda il film la sensazione di essere un voyeur, che sta osservando una famiglia senza averne davvero il diritto. Ed è probabilmente in tutta questa spontaneità che si trova la vera forza del film.

Gekou, Ajisa Asai, Giappone, 2′

Allo spettatore non è dato sapere chi sia la protagonista e dove stia andando, non gli è dato sapere il contesto da cui inizia la storia e cosa abbia portato la protagonista ad essere lì in quel preciso momento. Ma tutto questo non ha nessuna importanza perché Gekou catapulta lo spettatore in quella che sembra essere la scena di massima tensione di un anime, dove tutto è già stato spiegato nei 70 minuti precedenti e non ci sono dubbi sul perché la protagonista stia inseguendo uno stormo di pesciolini che nuotano a mezz’aria. Ed è questo il bello di Gekou: tutto sembra avere senso anche se così non è. Le animazioni sono molto ben realizzate e la musica è talmente in armonia con esse che non ha importanza quello che si sa o meno di personaggi e contesto. Quello realizzato da Ajisa Asai è un film dove le sensazioni riescono a sopperire.

Shimmer Summer, Tong Mao, Cina, 2021, 26′

Ou Yuan è un pre adolescente che vive da solo con il padre e lo aiuta nel suo lavoro di consegne. Una sera, portando delle casse di birre in un bar, incontra Xu Duo, una ragazza più grande di lui di qualche anno. I due iniziano a passare molto tempo insieme e diventano amici nonostante le pochissime cose in comune. Ou Yuan nasconde molti segreti e non riesce a confrontarsi con suo padre, ma con il passare del tempo trova in Xu Duo una persona, la prima, con cui sente di poter essere davvero se stesso. Tuttavia, la loro amicizia ha una scadenza: l’estate giungerà al termine e Xu Duo se ne andrà. Shimmer Summer riesce a condensare in 26 minuti l’evoluzione di un’amicizia molto particolare che aiuterà il ragazzino a capire se stesso e ad assumere consapevolezza su argomenti complessi che in alcune situazioni sociali e familiari sono degli assoluti tabù, e riesce a fare tutto questo con delicatezza e semplicità, proprio come dovrebbe essere.

Tom, Matan Abramovitz, Israele, 15′

Tom è un soldato di ritorno dal fronte, ma qualcosa in lui non va. Il film si svolge in meno di 24 ore e racconta il percorso emotivo di un uomo che vuole dimenticare per sempre ciò che ha visto e ciò che ha fatto. Cosa si può essere disposti a fare pur di non dover rivivere l’inferno della guerra? Tom ci mostra le conseguenze emotive di una vita al fronte, un soldato che prova a scappare dalla guerra, ma è la guerra a non essere disposta a lasciarlo andare. Un dramma vero e molto sentito, una profonda critica dettata soprattutto dal paese di produzione del film, che rende la storia ancora più densa di significato.

Greta Pelizzari