Ormai da qualche anno, i colossi dello streaming stanno dimostrando un vivido interesse per il mondo degli anime. Ora tutti quei prodotti d’animazione nipponica con i quali tantissimi giovani – specialmente i Millenial – sono cresciuti (e non bisognava essere per forza fan sfegatati del genere: erano proposti tutti i pomeriggi al rientro da scuola sulle principali reti televisive) si possono trovare anche su una piattaforma come Netflix, per la gioia di binge watcher e otaku, che da tempo tentano di spiegare agli amici che gli anime e i manga non sono affatto una cosa per bambini. Un’operazione di divulgazione che da un latto permette di ampliare il pubblico anime rendendoli più facilmente accessibili, gettando una nuova luce anche su quelli sconosciuti a chi non ha dimestichezza con piattaforme dove poterli fruire – come VVVVID o Crunchyroll. Dall’altro lato, si tratta di un’operazione di distribuzione non esente da critiche, come quelle sollevate dall’impossibilità di seguire alcune serie in contemporanea con l’uscita in Giappone. Netflix infatti, una volta acquistati i diritti, preferisce rilasciarli in blocco a stagione conclusa, mentre i fan del genere insistono perché la piattaforma scelga di puntare sul simulcast.

Gli anime presenti al momento sulla piattaforma sono tantissimi e orientarsi in questo panorama variegato può rivelarsi più complesso di quanto sembra – specialmente se volete iniziare ad accostarvi a questo universo d’animazione. N.B. Abbiamo escluso dalla lista i “grandi classici” attualmente disponibili su Netflix, come Inuyasha, Death Note, Fullmetal Alchemist, Neon Genesis Evangelion, Le bizzare avventure di Jojo e molti altri – di cui vi consigliamo comunque la visione (o un re-watch).

Ecco quindi una selezione di anime da (ri)vedere, disponibili su Netflix

Beastars, Orange Animation (2019 – in corso)

Partiamo con qualcosa di poco convenzionale. Beastars è una serie recente tratta dal manga di Paru Itagaki, che ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui il Manga Taishō, il New Creator Prize al Premio culturale Osamu Tezuka e il Premio Kodansha per i manga. Nonostante l’anime sulla piattaforma non abbia riscosso un vastissimo successo a differenza di altre proposte più commerciali, si rivela uno dei più interessanti. Ci troviamo in un mondo di animali antropomorfi, nello specifico in un liceo, all’interno del quale vivono sia erbivori che carnivori. Questi ultimi sono spesso discriminati per i loro istinti aggressivi, che sono costretti a reprimere per dovere civile e morale. In questo contesto, vengono analizzati diversi temi cardine come bullismo, sessualità, razzismo. Beastars li affronta in modo maturo e consapevole, senza mai perdere di vista il ritmo della narrazione; i 12 episodi della prima – e per ora unica – stagione scorrono via in un attimo.

L’attacco dei giganti (Shingeki no kyojin), Wit Studio, Production I.G, MAPPA (2012 – in corso)

L’attacco dei giganti nasce come manga – molto apprezzato sia dal pubblico che dalla critica -, scritto e disegnato da Hajime Isayama dal 2009 al 2021; il capitolo conclusivo è uscito a inizio aprile, consacrandolo a uno dei prodotti giapponesi più popolari degli ultimi anni. Anime fantasy dai toni decisamente dark, L’attacco dei giganti è ambientato in uno scenario apocalittico, in cui l’umanità è costretta a vivere all’interno di altissime mura per difendersi da misteriosi giganti mangiatori di esseri umani. La serie vanta una sceneggiatura praticamente inattaccabile, con una trama sempre coerente ma che presenta diversi plot twist mai scontati. Anche i molteplici personaggi, principali e secondari, sono ben caratterizzati, e questo permette di entrare completamente nel vivo di una storia che fin da subito riesce a rapire lo spettatore.

Your Lie in April (Shigatsu wa kimi no uso), A-1 Pictures (2014 – 2015)

I met the girl under full-bloomed cherry blossoms, and my fate has begun to change. Se non siete interessati a storie fantastiche e universi paralleli, ma ricercate un racconto lineare e terribilmente doloroso, Your Lie in April (chiamato anche Bugie d’Aprile) è quello che fa per voi. Anime tratto dal manga di Naoshi Arakawa e vincitore del Premio Sugoi Japan del quotidiano Yomiuri Shinbun, racconta la storia di Arima Kōsei, ex bimbo prodigio del pianoforte, e del suo tormentato rapporto con la musica. L’anime affronta diverse situazioni tipiche della vita adolescenziale, ma rivela molto di più: è una storia dolceamara che parla dell’amore per la musica ma anche di come la vita sia incredibilmente spietata. L’animazione è sicuramente ben riuscita, ma la vera perla di questo anime è la colonna sonora, che dà il colpo di grazia a qualsiasi tentativo di trattenere le lacrime.

Demon Slayer (Kimetsu no yaiba), Ufotable (2019 – in corso)

Anime tratto dal manga di Koyoharu Gotōge, pubblicato sulla rivista Weekly Shōnen Jump dal 2016 al 2020, Demon Slayer è una storia ambientata nel Giappone del primo Novecento con protagonista il giovane Tanjiro, impegnato a trovare un modo per far tornare umana la sorella Nezuko, dopo che un demone ha trucidato la loro famiglia e trasformato in demone anche quest’ultima. Apparentemente ci troviamo di fronte a uno shōnen molto classico: demoni da tutte le parti, ragazzino che li combatte e diventa fortissimo. Ma cosa rende Demon Slayer un anime da non perdere? Sicuramente i disegni (realizzati magistralmente anche in 3D) e una colonna sonora che calza a pennello con ogni scena. Più di tutto, però, è interessante vedere come, nello scontro tra umani e demoni, tra bene e male per antonomasia, vi è sempre un retroscena da svelare, una storia, un’immagine che genera un bagliore di empatia anche nei confronti del peggiore dei mostri.

My Hero Academia (Boku no Hero Academia), Bones (2016 – in corso)

Si è già da tempo guadagnato il titolo onorario di erede spirituale di Naruto, e questo basterebbe per spiegare il motivo della popolarità di My Hero Academia. Il manga è scritto e disegnato da Kōhei Horikoshi, e dal 2014 viene pubblicato da Weekly Shōnen Jump; è tutt’ora in corso, ma pare si stia avviando a una conclusione proprio quest’anno. Trama avvincente, a tratti commovente e profonda ma con tanti momenti di leggerezza, ritmo narrativo movimentato, che sa tuttavia rallentare al momento opportuno per concedere spazi di riflessione, e personaggi per cui è facile provare simpatia fin da subito. My Hero Academia è intrattenimento puro, anche per chi non si ritiene un fan dei supereroi, dei superpoteri e dei supercattivi. Su Netflix, al momento, sono disponibili le prime due stagioni.

Violet Evergarden, Kyoto Animation (2018)

Uscito nel gennaio del 2018 in Giappone (per una volta trasmesso in simulcast da Netflix in tutto il resto del mondo) e tratto dalla light novel di Kana Akatsuki e Akiko Takase, Violet Evergarden è composto da 13 episodi di 20/25 minuti l’uno. Si direbbe una serie perfetta da vedere tutta d’un fiato. Ma non è scontato riuscire sostenere emotivamente per un tempo prolungato un anime così struggente. Può una giovane ragazza, cresciuta con lo scopo di diventare una macchina da guerra, che non conosce altro al di fuori del campo di battaglia, diventare una “bambola di scrittura automatica”, cioè una persona che su commissione scrive lettere per conto di chi non sa scrivere o non sa esprimere i propri sentimenti? È un’impresa, perché Violet non sa cosa siano le emozioni e come le persone le spieghino a parole. In questo anime dallo stile grafico delicatissimo e dalle atmosfere sognanti, si assiste a un vero e proprio percorso di formazione, che si fa sempre più intenso e commovente man a mano che la protagonista stessa impara a circoscrivere i sentimenti delle altre persone, e soprattutto i propri.

Giulia Crippa