Voto

7.5

Dopo aver ottenuto un successo planetario quasi inedito per un esordiente nel genere horror, Ari Aster torna alla regia di un film completamente diverso eppure estremamente familiare rispetto al precedente Hereditary. Il viaggio di un gruppo di ragazzi americani in visita da un amico svedese, in occasione della tradizionale celebrazione del rituale del Midsommar (il rito di mezza estate), si trasforma in un’esperienza sinistra e inquietante per tutti loro, in particolare per la coppia in crisi presente nel gruppo.

Quello che potrebbe essere definito uno slow-burner si rivela in realtà una vera e propria esplosione di cinema d’autore folle e spietato, che riflette sul valore delle relazioni interpersonali nella società contemporanea, tra amore, rancore, fiducia ed esoterismo, con un forte taglio antropologico. La paura, certo, arriva, accanto a un gusto per la parodia raffinata, per l’assurdo contemplativo e per la costruzione di un climax quasi incontrollato. Midsommar è un film complesso e sfaccettato: niente spaventi gratuiti o shock ingiustificati, ma una lunga e allucinante (l’assunzione di droghe gioca un ruolo importante) scalata verso il trionfo della follia sul raziocinio, e viceversa. Vi ritroverete a provare più repulsione di fronte a una scena di sesso che guardando un’inquadratura ravvicinata di una testa divelta: le regole del terrore vengono completamente fatte saltare da Aster, intenzionato a ridisegnare i confini dell’orrido e dell’osceno.

L’estrema precisione delle inquadrature, dei dettagli della fotografia, dei movimenti di macchina è al limite del maniacale, andando a stridere trionfalmente con una narrazione intricata, imprevedibile e bizzarra. Ordine e disordine dialogano nella forma come razionale e irrazionale nei contenuti: accettate l’inevitabile e godetevi lo spettacolo.

Francesco Squillacioti