Voto

9

L’attesissimo terzo lavoro in studio del musicista inglese Kiwanuka è una summa del gusto strumentale e solenne che ne ha caratterizzato l’ascesa: Kiwanuka è un complesso sistema di armonie intrecciate e di melodie in evoluzione, il tutto condito dal gusto full-analog dei vinili che lo hanno cresciuto nel quartiere londinese di Muswell Hill. Tra preludi e intro strumentali, riff efficaci e batterie naturalissime, Kiwanuka riconferma una sensibilità artistica fuori dal comune senza tradire quell’approccio che ha segnato in passato Home Again (2012) e Love & Hate (2016).

Tra vocalità confuse e lontane, e ritmiche decise, il singolo You Ain’t The Problem apre le danze in pieno gusto soul-pop retrò, come le chitarre e gli organetti di Rolling e la solennità di I’ve Been Dazed. Il lungo preludio a Piano Joint (This Kind Of Love) si risolve nell’essenzialità della traccia dominata dalla linea vocale di Kiwanuka, che si fa muta in Another Human Being per poi esplodere nel flashback ‘70s di Living In Denial. Il giovane attivista Black Panther Fred Hampton ucciso a Chicago nel 1969 è il protagonista del singolo Hero, con la sua melodia riverberata e potente, mentre la più introspettiva Hard To Say Goodbye introduce l’ultima sezione del disco: disperazione del dubbio nei synth di Solid Ground, ma anche speranza che le persone cambino quello che la società e le istituzioni non hanno saputo gestire nella mai risolta tensione di Light, che finisce per essere un canto collettivo: “A mile apart, leave and be free”.

Fluidissimo nello sviluppo, lucido nella scrittura e ricercato nelle scelte di produzione, Kiwanuka è un vero capolavoro: la riconciliazione dei conflitti interiori che avevano segnato il più oscuro Love & Hate permette l’aprirsi di una dimensione collettiva che dona energia ed efficacia ai temi sociali affrontati dall’artista. Il risultato è un disco intenso e di assoluto valore artistico e lirico, la definitiva consacrazione di quello che viene ormai indicato uno dei più grandi soulman del nuovo millennio.

Riccardo Colombo