Voto

7

AIM è il biglietto d’addio di un’artista distrutta dagli incessanti attacchi dei “piani alti”. Collezionista di grane, M.I.A. non è certo estranea ai guai: tra lo scontro con la NFL per il dito medio mostrato al Superbowl del 2012 accanto a Madonna, la polemica riguardante le sue dichiarazioni sui social a proposito del movimento Black Lives Matter e l’accusa di essere una sostenitrice delle Tigri Tamil (gruppo separatista dello Sri Lanka), la rapper inglese non ha mai avuto un attimo di tregua.

L’album, come da titolo, prende l’artista e la capovolge. Svuotata dai toni aspri, polemici e pungenti tipici della sua arte, Miss Mathangi presenta un concept più leggero che lei stessa definisce “un messaggio d’amore”. Trasforma la sua voce in quella di un’esponente sincera e pacifica ma disinibita, che sapientemente evita espliciti riferimenti a fatti attuali senza però accantonare il suo obiettivo: risvegliare le coscienze di fronte alle ingiustizie sociali (“My third eye’s open and my focus ain’t joking” recita nel brano Go Off, prodotto dai due pezzi grossi Skrillex e Blaqstarr).

Ciò che stride e impedisce all’album di aggiudicarsi un consenso assoluto da parte della critica è la forte dicotomia tra testo e musica. Il sound è elegante, avvolgente e di massima qualità, ma le tracce ricordano una serie di schizzi, a volte apparentemente incompiuti, che attribuiscono ad AIM un aspetto abbozzato e dai tratti poco definiti.

Nonostante queste imperfezioni, il messaggio di amore di M.I.A. riesce davvero a raggiungere l’ascoltatore, spingendolo ad abbandonare una forma mentis eccessivamente legata alla sicurezza della sua cerchia e spalancare il Terzo Occhio.

Giulia Tagliabue