Voto

7

Giovane cantautrice romana, Mèsa ha esordito lo scorso 2 marzo con LP Touché. Il titolo arriva direttamente dal mondo della scherma: è la parola che viene gridata dallo schermidore colpito per riconoscere all’avversario la stoccata, una sorta di ammissione piena di onore e sportività. Le canzoni dell’album corrispondono alla stessa dinamica: undici brani diretti, dalle strutture cantautoriali e dal sound alternative rock, che incanalano Mèsa nella corrente dell’indie rock nostrano.

L’album parte in sordina (Non me lo ricordavo) per poi seguire un crescendo continuo di volumi ed energia: le tracce scorrono lisce una dopo l’altra, come tasselli di un puzzle da incorniciare. La voce di Mèsa è quella della generazione di Levante, Maria Antonietta e Veronica Lucchesi (La Rappresentante di Lista): diretta, tagliente e dolce allo stesso tempo, impavida nel gridare emozioni e sensazioni. Negli arrangiamenti strumentali regnano incontrastate le chitarre (Il mare tra il dire e il fare), che hanno spesso leggeri fuzz pieni zeppi di echi e riverberi, in un sound che ricorda sia l’alternative rock americano (4 Non Blondes, ad esempio), sia un più recente indie folk (Daughter, Postcards). Il tappeto sonoro che si viene a creare è dunque molto unito e diretto.

La parte centrale del disco è una pausa intimista (Un esercito orizzontale) che traghetta l’ascoltatore nell’energia della seconda sezione di Touché. Il brano di chiusura, Oceanoletto, è un gioiellino (giustamente scelto come singolo) in cui fa capolino un timido synth tipico dell’indie attuale. Un ottimo esordio: il pelo nell’uovo la leggera prolissità di alcuni brani, che tuttavia non arrivano mai al punto di annoiare. Buona la prima!

Federico Bacci