Voto

7.5

Arrivata a quasi 80 anni d’età Mavis Staples non può che fare musica di spessore sia umano che artistico. If All I Was Was Black, il suo terzo lavoro in collaborazione con Jeff Tweedy, è un disco difficile, proprio come le tematiche che affronta. “This life surrounds you/ The guns are loaded”: con queste parole inizia la prima canzone dell’album Little Bit, una dichiarazione molto forte che premette all’artista di affrontare una serie di temi estremamente attuali, di prendere coscienza e posizione rispetto all’essere donna e nera negli Stati Uniti di Donald Trump.

Mavis è l’ennesima voce – sulla scia di Beyoncé, Solange, Ibeyi etc. – che riflette sulla contemporaneità di queste problematiche. La differenza tra la sua visione e quella di altre sue colleghe risiede nell’età: la Staples è una donna che fa musica dal 1969, ha preso parte al movimento per i diritti civili degli anni ‘60 e ha uno sguardo che parte dal passato per arrivare al presente con uno spiraglio sempre aperto sul futuro. Proprio l’aver combattuto queste battaglie le ha permesso di scrivere un brano come Try Harder, una sorta di mea culpa per aver allentato la presa sull’importanza di questi temi e aver permesso che si arrivasse a questo punto.

Da un punto di vista musicale, nei 35 minuti di ascolto Jeff Tweedy (autore di tutti i testi) crea un tappeto sonoro riconducibile all’universo della black music. Tuttavia non c’è un genere di riferimento specifico con cui classificare questo disco: si possono trovare influenze funk, blues, jazz e gospel, che vengono sapientemente mischiate per essere di supporto alla voce, la vera protagonista dell’album.

Marco Bianchessi 

Potrebbero interessarti: