Voto

8

Non è facile aspettare così a lungo il ritorno di una band, ma di certo i fan dei Massimo Volume, oggi, possono ritenersi più che soddisfatti: Il Nuotatore, riporta in auge la band di Mimì Clementi, con un album molto conciso eppur espressione massima del vero rock autoriale dei nostri tempi.

Lontano dalle imitazioni sovraesposte, l’indipendenza creativa con cui l’album è stato realizzato, mantiene fede ai lavori precedenti del trio, confermando gli exploit dei precedenti Cattive abitudini e Aspettando i Barbari. Musicalmente, tutte le nove tracce vibrano di una febbrile tensione messa in moto dalla triade basso-chitarra-batteria, quest’ultima sempre presente con un groove straordinario, in un lavoro molto stratificato nonostante una costruzione abbastanza nuda, quasi scheletrica e, in questo caso, l’apertura di una Voce a Orlando è la summa ideale, meravigliosamente adornata da un testo ispirato ad un fatto di cronaca, perfetto per far emergere la vena lirica di Clementi (e che chitarre signori!).

“Tornerai domani da chi ti ha reso povero/Gli chiederai un posto da contabile/Nella fabbrica dove fino a ieri sei stato socio”, scrive Clementi in La ditta di acqua minerale, forse il punto massimo dell’album, attuale e universale nel suo struggente racconto. In un lavoro nervoso e adrenalinico, c’è tempo anche per Fred, una ballata melliflua tra onirismo e post punk in una Venezia sospesa, dove una lunga lista di cosa essere (“io sono un ponte/io sono la notte/io sono il tramonto/io sono una maschera”), sembra ricordare il Nick Drake di One of these things firts. Sempre fedeli a sé stessi, sempre lontani dalla musica facile, sempre fondamentali. Testimonianza unica delle eccellenze italiane.

Gabriel Carlevale