Voto

7.5

Dopo l’apprezzato esordio con la fiction con Bella e perduta (2015), il campano Pietro Marcello presenta in concorso alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia un liberissimo adattamento del Martin Eden di Jack London. Lo spettatore è accolto con dolcezza dalla grana vintage della pellicola e da ampie panoramiche su un paesaggio inconfondibilmente mediterraneo, da subito immerso in un’atmosfera idilliaca e bucolica che ha molto in comune con l’Italia bella e perduta, appunto, dell’opera precedente. L’arida California di Jack London, infatti, diventa qui la fervida Napoli che, con i suoi colori, i sapori, i rumori, infonde calore e vitalità all’intera pellicola.

Infuocato dall’amore per una bella aristocratica, il semplice marinaio Martin Eden (interpretato da un bravissimo Luca Marinelli – fresco di Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile) intraprende una mirabolante parabola evolutiva che trae della cultura e delle belle lettere la forza di propulsione: inebriato dal fascino decadente dei versi baudelairiani, da illetterato bracciante diventa presto avido studente e aspirante scrittore. Nel mare di letture che divora appassionatamente, la scoperta del darwinismo sociale di Herbert Spencer lo coinvolge in una spirale ideologica di stampo individualista, in opposizione tanto al dilagante socialismo popolare, quanto al borghese liberalismo: attraverso l’individualismo Eden si riscatta come uomo, colto e finalmente rispettabile, ma nell’individualismo precipita, scivolando in un abisso di alienazione ed egocentrismo che lo consumano fatalmente.

Imbruttito, scialbo e  con i denti anneriti che ricordano quelli del Ludwig di Visconti (1973) – inghippato in una simile ma esemplare decadenza –  Martin vive un deterioramento fisico specchio di un impoverimento morale, impassibile spettatore del realizzarsi di quello spleen che era stato il suo battesimo letterario. Si tratta della vicenda di un singolo, del marinaio Martin Eden, ma forse può diventare una storia umana – come suggeriscono le immagini di repertorio che trapuntano con insistenza la narrazione –, una storia di sentimenti, desideri, aspirazioni, paure e tormenti di un’intera collettività.

Giorgia Maestri