Voto

7

Straight Songs Of Sorrow è il racconto della discesa agli inferi e della conseguente ascesa sul pianeta terra – non in paradiso, sia chiaro – di Mark Lanegan, veterano dell’alternative rock anni Novanta che da anni ha intrapreso una strada ben più intimista rispetto ai lavori con gli Screaming Trees. Una vita in bilico tra le braccia della morte a causa delle tante dipendenze ma che, ormai da vent’anni, ha riabbracciato l’apparente normalità della sobrietà. Nonostante i demoni del passato siano ormai un ricordo, l’influenza che hanno lasciato pervade i testi del nuovo album di Lanegan, che attraverso il suo tono baritonale e un folk pieno di contaminazioni scrive una sorta di “in memoriam” proprio di quei demoni.

L’album si apre con I Wouldn’t Want To Say: ritmi serrati e sonorità elettroniche che, durante l’ascolto del disco, saranno ricorrenti. Seguono il folk agrodolce di Apples From a Tree e The Game of Love (che ricorda gli U2 di Zooropa e Pop) cantanta insieme alla moglie Shelley Brien. Una ballata non convenzionale sulle luci e le ombre del loro rapporto coniugale. Ketamine, una delle tracce più oscure dell’album con il suo ritmo“zoppicante” e il cantato tormentato, quasi luttuoso, sembra quasi far rivivere nuovamente a Lanegan esperienze dolorose e passate.

Le vette del disco, però, vengono raggiunte con le successive Bleed All Over e Stockholm City Blues: nella prima grazie a un pre-chorus talmente esplicito quasi da riassumere l’intero significato del disco (“Baby, baby, baby/Don’t you say it’s over, yeah/I never wanted to/Baby, baby, baby/I’ma bleed all over, yeah/That’s what it’s comin’ to”). In Stockholm City Blues, invece, grazie alla tradizionalità di un sound tipicamente americano, sofferto e “gotico” come un dipinto di Grant Wood (“Than I thank my God because I prayed for it/I went to my knees when the medicine hit”).

Con l’aiuto di amici e collaboratori – da John Paul Jones dei Led Zeppelin a Ed HarcourtLanegan realizza un altro tassello che arricchisce la sua discografia da solista, e che lo accosta ai grandi cantautori americani contemporanei.

Christopher Lobraico