Voto

7.5

Più forte delle critiche ai cambiamenti di rotta e alle sperimentazioni di Blues Funeral e Phantom Radio, riemerge la voce di Mark Lanegan a proporre un nuovo lavoro che rivela la sua straordinaria forza vitale.

Adagiato su un tappeto di effetti e sintetizzatori, l’andamento sinuoso di Gargoyle svela pezzo dopo pezzo il viaggio di Lanegan dentro di sé, tra suoni tenebrosi mescolati ad arpeggi low-gain e linee vocali dall’eccezionale efficacia. Un timbro, quello del cantante di Ellensburg, rauco e grave, senza impennate né versatilità tecnica notevole, eppure così presente e magnetico da alzarsi imperioso sullo sfondo strumentale, che acquista significato in funzione dei sussurri di Lanegan. Il sound “notturno” delle prime tre tracce si illumina con il ritmo del singolo Beehive e l’organo blues di Sister; un’evoluzione che porta verso la fine del record alternando i momenti grintosi di Emperor e Old Swan a quelli più riflessivi di First Day of Winter e della radiofonica Goodbye to Beauty.

Un lavoro che stupisce per la vitalità dell’estro di Lanegan, intento a ridefinire i canoni del cantautorato grunge americano per svecchiare la tradizione e proiettarsi su un orizzonte nuovo: quello della modernità.

Riccardo Colombo