Voto

7

Marie Heurtin, film diretto da Jean-Pierre Améris e vincitore del premio Variety al Festival di Locarno 2014, racconta la storia vera, intensa ed emozionante, di Hellen Keller, una ragazza sordo-cieca che, grazie all’aiuto della sua istitutrice presso il Perkins Institute for the Blind (Irlanda), imparò a interagire con il mondo e a conquistare la propria libertà.

Nata in Francia nel 1885, la protagonista Marie Heurtin (Ariana Rivoire, un’attrice non udente) è sordo-cieca. Intrappolata in una prigione di buio e silenzio, troverà in suor Margherita (Isabelle Carré) una guida insostituibile che riuscirà a insegnarle a cogliere il legame esistente tra gli oggetti e il linguaggio dei segni. Nasce così un rapporto profondo tra le due donne, quasi materno, che oscilla tra la gioia per aver cambiato la vita di una persona e la paura di non poterla accudire fino in fondo.

Il regista sceglie di catapultare lo spettatore in un mondo quasi completamente afono e spaesante, nel quale la musica irrompe solo durante le sequenze più concitate. Il pregio di questo film risiede proprio nella sua capacità di portare il pubblico a immergersi in una situazione completamente estranea alla propria nonché poco piacevole, illuminando un punto di vista nuovo e diverso.

Se, però, i primi tre quarti del film scorrono leggiadri, nonostante la rappresentazione dell’apprendimento di Marie risulti piuttosto sbrigativa, l’ultima parte della pellicola si appesantisce nel tentativo di analizzare il tema della fede e della morte da un punto di vista prettamente filosofico

Jean-Pierre Améris propone un prodotto semplice, ma allo stesso tempo di grande impatto, capace di trasmettere allo spettatore quella stessa energia della protagonista.

Gabriele La Rosa