Voto

6

Una villa immersa nei campi di lavanda della Provenza, una clinica privata tra le montagne, un paesino della Catalogna: Mal di pietre rispetta una geografia decentrata, rigorosamente lontana dai tumulti storici del periodo in cui è ambientata la vicenda. Gli orrori della seconda guerra mondiale vengono infatti tratteggiati sottotraccia nel corso del film, portati all’interno dello spazio silenzioso della diegesi dai personaggi esterni alle vicissitudini di Gabrielle (Marion Cotillard), specie dai due uomini che animano la sua vita, José (Alex Brandemühl) e Andrè (Louis Garrel). Fulcro del film è il dramma d’amore della protagonista, che vede la lenta costruzione di un personaggio molto complesso, a cavallo tra follia e desiderio.  

Montaggio e sceneggiatura seguono un andamento neutro, lasciando così che il ritmo della narrazione si dispieghi in armonia con i moti del personaggio principale, che lo spettatore conosce visceralmente attraversando un’analessi rivelatrice delle sue pulsioni, malattie e follie. I colori tenui, le situazioni claustrofobiche e statiche non fanno altro che contribuire a evidenziare una strategia registica rischiosa e tuttavia riuscita; complice una prestazione attoriale  straordinaria della Cotillard, accompagnata da Alex Brandemühl e Louis Garrel in grande spolvero. Arrivati alla fine delle vicende, però, rimane un dubbio: la pellicola resta in piedi solo grazie alle strepitose prove attoriali dei protagonisti o presenta qualità intrinseche alla forma filmica?

Ambrogio Arienti

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