Voto

8

Ghettolimpo fa emergere un concept espressamente contemplativo e affonda le sue radici a partire dalle origini dell’artista, rafforzando la duplice cultura che avvolge le quindici tracce in una sfera al confine tra il mistico e l’onirico. I brani, che si susseguono attraverso un sound plasmabile, alternano ritmi acustici ad atmosfere più tetre che si adattano bene alla fluidità della voce dell’artista dal timbro unico.

I featuring dimostrano come Mahmood sia intenzionato ancora una volta a mostrare il suo essere eclettico: in Dorado (feat. Sfera Ebbasta e Feid) il ritmo trap latino primeggia su una base estremamente melodica, mentre è in Rubini (feat. Elisa) che si sprigiona maggiormente la parte più sentimentale dell’album. Accettare se stessi e affrontare un passato spesso complicato sono stati il denominatore comune per la realizzazione di un progetto ben calibrato. In Ghettolimpo la voce di Mahmood rivela il coraggio e la volontà rivoluzionaria di accettarsi sempre dentro a una società ancora tempestata da diverse forme di pregiudizio.

Giulia Di Martino