Voto

5

Genio o follia? Madre! si assume il grande rischio di essere entrambi. Darren Aronofsky, regista e sceneggiatore del film, parla delle difficoltà del processo creativo incontrate da un poeta già affermato (Javier Bardem), che si trasferisce in una casa di campagna insieme alla giovane moglie (Jennifer Lawrence) per ritrovare l’ispirazione e tornare a scrivere. Unico set, la villa diviene teatro di un incubo claustrofobico dalle premesse horror e thriller che, una volta disattese, sfociano in una trasposizione nonsense dell’Apocalisse. La camera a mano, che segue da vicino la Lawrence con continui primi piani, soggettive esclusivamente sue e un uso accorto del sonoro, porta lo spettatore a identificarsi inevitabilmente con lei e a provare il suo stesso fastidio nei confronti dell’egocentrismo esasperato di un marito che vorrebbe solo per sé ma sa di dover sempre dividere con la carriera e i fan.

Il discorso concreto sulla posizione sociale dell’artista, sul suo ego insaziabile, sull’inscindibilità tra vita pubblica e privata, sulla sua continua esposizione ai fan – subita ma desiderata – si interseca a una grande e pretenziosa allegoria su Madre Terra, infarcita di evidenti – e a tratti banali – riferimenti biblici. Tra allusioni cristologiche e al Polanski di Rosemary’s Baby, Madre! si abbandona a una concatenazione delirante di metafore che faticano a essere dischiuse (troppo contorte o troppo banali?).

Lei, la madre (Madre Natura?) intrattiene una relazione simbiotica con la casa, con la quale condivide lo stesso cuore pulsante e le stesse sofferenze. In un climax disturbante e a tratti fastidioso, entrambe subiscono le conseguenze della scelta di Lui (Dio?) di aprire le porte della loro casa (Terra?) all’esterno (fedeli?), in seguito all’irruzione di un uomo e una donna (Adamo ed Eva?) e dei loro figli (Caino e Abele?), che infrangono l’idillio senza luogo e tempo in cui Lawrence e Bardem si erano rifugiati (Eden?). Ma la metafora è anche quella della società odierna: il pubblico invade e divora – letteralmente – il privato, sfruttando lo spiraglio concessogli dalla sete dell’ego di Lui, operando una cannibalizzazione dell’artista e un desiderio di possesso egoistico dell’altro che è anche l’essenza della relazione malsana tra Lawrence e Bardem.

Continuamente sul filo tra un’irritante presunzione e una genialità incompresa – o incomprensibile –, Madre! dissipa molte perplessità con un finale assurdo e ridicolo, che troppo pretende e poco comunica.

Benedetta Pini

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