Voto

4

Negli ultimi anni il livello delle produzioni discografiche pop è cambiato radicalmente. Con i recenti Sweetener e Thank U, Next Ariana Grande ha avuto il coraggio di navigare in acque mai sicure quando si parla di statistiche di vendita, mentre la giovane esordiente Billie Eilish si è imposta come la realtà più eclettica del panorama pop internazionale.

Madonna, a quattro anni da Rebel Heart, tredicesimo lavoro in studio che confermò l’impressione che si trovasse più a suo agio riproponendo una formula un po’ démodé ma sempre funzionale, oggi prova a intraprendere una nuova strada, ma la sensazione è che nemmeno lei sappia dove la porterà. Con Madame X Madonna sembra voler soddisfare lo zoccolo duro della critica di nicchia proponendo idee tanto ambizione quanto astruse. I barocchismi di Dark Ballet e God Control cozzano inevitabilmente con l’ottusità di Medellín e Bitch, I’m Loca, due collaborazioni con Maluma pensate per diventare hit ma che, probabilmente, non funzionerebbero nemmeno come b-side.

Ma quelli con Maluma, non sono gli unici featuring del disco a lasciare perplesso l’ascoltatore: Future insieme a Quavo e Crave insieme a Swae Lee sono due buoni esempi di come non serva necessariamente adattarsi ai trend del momento per realizzare un buon brano. In trent’anni di carriera, tra alti e bassi, Madonna ha sempre dato la sensazione di essere avanti anni luce a differenza di molte colleghe. Madame X, forse, è l’eccezione che conferma la regola.

Christopher Lobraico