Voto

8

Durante gli ultimi vent’anni della carriera di Madlib è impossibile trovare collaborazioni e progetti uguali tra loro: solo per citare quelli che lo hanno visto comparire con il suo attuale pseudonimo, The Life of Pablo di Kanye West (per il quale ha prodotto No More Parties in L.A.), Madvillainy con il compianto MF Doom, il leggendario Liberation al fianco di Talib Kweli e due album che hanno lasciato il segno nella discografia recente dei puristi della black music: Piñata e Bandana, dove il producer incontra il timbro vocale inconfondibile di Freddie Gibbs.

Pensare però di vedere la figura di Madlib gravitare solo intorno al mondo rap restituirebbe una visione solo parziale degli orizzonti da lui esplorati nel corso della carriera, liquidi e variabili come il modificarsi del suo nome d’arte (agli inizi si presentò con l’alias Quasimoto, poi fu la volta di DJ Rels e della parentesi Jaylib per Champion Sound del 2003, con J Dilla): Sound Ancestors è una summa di tutti i suoli sonori su cui Madlib ha messo piede, un LP formato da sedici tracce che non partono da un genere preciso ma piuttosto da una sconfinata cultura musicale.

Per mettere in fila questa sconfinata biblioteca del suono Madlib si è affidato a Four Tet, che ha riarrangiato, co-prodotto e masterizzato il disco, ordinando le parti ritmiche e costruendo miscele inedite che permettono a generi diametralmente opposti di convivere traccia dopo traccia. Come in The Call, dove un sample della chitarra rock anni Sessanta di Terry Britten trascina l’ascoltatore sul boom bap di Theme De Crabtree, la canzone successiva, legando alla perfezione i due ambienti. Road of The Lonely Ones è l’apice del soul contaminato proposto da Madlib, che fonde due canzoni dei The Ethics e lascia all’ascoltatore un momento chill per poi risvegliarlo con l’approccio brusco e tribe di Loose Goose. Sound Ancestors è la gloriosa trasfigurazione musicale del percorso di Madlib: intuire e connettere, in maniera consapevole, tempi e spazi musicali lasciando all’ascoltatore il piacere di seguirlo in questa scoperta.

Matteo Squillace