Voto

6.5

Sedici anni dopo Da zero a dieci, Luciano Ligabue appende momentaneamente al chiodo la Gibson e torna dietro alla macchina da presa, portando sul grande schermo Made in Italy, film tratto dal suo omonimo album. Una storia che scava nelle viscere dell’Italia di oggi, una denuncia di alcune tristi realtà che, per quanto ovvie e retoriche, a tratti rendono il film delicatamente verosimile, sebbene calchi un po’ troppo la mano sulle tematiche da trattare, rendendo in parte sterile la critica del film.

In linea con i precedenti film del cantante di Correggio, la regia è priva di picchi di alcun tipo: tutto si gioca con la sceneggiatura, che caratterizza i personaggi in modo intenso, tanto da fargli prendere vita; specialmente Riko (Stefano Accorsi) e Sara (Kasia Smutniak). Lo schema della trama è semplice: non si fatica a comprendere quali siano i suoi ingranaggi e i tentati colpi di scena. Così spetta all’abilità degli attori, specialmente all’apice del dramma, il compito di veicolare l’attenzione e l’emozione, molto di più del filo degli eventi.

Non meno importanti le interpretazioni dei personaggi secondari: è forte la performance di Fausto Maria Sciarappa nei panni di Carnevale, il migliore amico di Riko. Da segnalare anche una certa sensibilità nella fotografia e in alcune inquadrature, capaci di concretizzare nelle immagini della casa il buio che echeggia nell’anima di Sara e Riko e di sostenere il loro personale racconto, senza alcun vezzo stilistico. 

Neanche questa volta Ligabue si sbilancia nella scrittura di storie e protagonisti fuori dal comune, tuttavia “osa” raccontando la storia di una coppia semplice ma ricca d’animo, dalle tiepide aspirazioni eppure in evidente guerra col presente: sullo sfondo, un’Italia dolorosamente controversa, che non perde però il suo fascino e incanto.

Caterina Prestifilippo