Voto

7

I progetti che finora l’hanno vista coinvolta hanno permesso di grattare la punta dell’iceberg dell’universo di Madame: tre anni dopo il suo esordio, arrivato nel 2018 con il singolo Anna la rapper vicentina corona questa prima parte di carriera con il suo primo album omonimo, Madame.

“Madame è un po’ un genio che ho dentro, una santona, una signora che mi analizza e analizza gli altri per risolvere i loro problemi. Francesca è il mezzo per raccontare tutto questo” ha detto di recente in un’intervista a Noisey, e facendo partire Istinto (opening track del disco) si ha la prova tangibile di questo concetto: Madame è solo uno pseudonimo, che cela un modo di scrivere e comunicare che fanno dimenticare di essere di fronte a una ragazza poco più che adolescente (“Ho amici ricchi sfondati che sono poveri in culo/Hanno a malapena una pensione, però hanno un futuro”). Le macro sfere musicali che caratterizzano il disco sono due: una più cupa, onesta e personale, prettamente rap centrica (Dimmi Ora, Clito, Mood) ed una invece che si avvicina a un sound più pop (Il mio amico, Babaganoush, Bugie) dove emerge tutta la versatilità di Madame e la sua capacità di mettere la melodia al servizio del messaggio, questo affrontato con una reale introspezione e un linguaggio mai edulcorato.

Difficile scegliere quale, tra tutte le tematiche affrontate da Madame nel suo album d’esordio, sia la più caratterizzante: traumi adolescenziali, domande sul futuro, identità di genere, rapporto genitori-figli, solitudine e fragilità. Madame è il punto di partenza di un’artista che viaggia su un binario precluso a molti, che non ha niente a che vedere con l’appiattimento generale che attanaglia il mercato discografico nazionale.

Matteo Squillace