Voto

7.5

“Baby you could be my…” è una frase che lascia spazio a molteplici interpretazioni, una frase che ha l’onere di sviscerare l’essenza dell’album di Mac Miller. The Divine Feminine è un disco rivolto al mondo e all’ideologia femminile, ma bisogna far attenzione a non cadere nel tranello: quello di Miller non è un tentativo sommario di approcciarsi all’universo femminile, né di comprendere lo stile di vita di una donna media. L’intento del rapper è quello di operare un’analisi totale delle relazioni che intercorrono al giorno d’oggi tra l’uomo e il gentil sesso.

In totale distacco da GO:OD AM, disco in cui Miller era intento a rappare su basi jazz rap, The Divine Feminine è una totale rivoluzione stilistica improntata sull’utilizzo di suoni originali e dagli intenti completamente nuovi. In particolare, i featuring ben congegnati sono efficaci per lo sviluppo della trama del disco, che prende le mosse dal groove di matrice chill-out targato Anderson Paak (Dang!) per poi passare a My Favorite Part in collaborazione con Ariana Grande, traccia in cui Miller sfoga il suo lato più sensibile, sostenuto dai delicati backing vocals della cantante statunitense. La corsa del rapper termina con God Is Fair, Sexy, Nasty, una sorta di tandem con Kendrick Lamar che non scade mai in un’insensata competizione.

Sabino Forte