Voto

7.5

Il 7 settembre 2018 Mac Miller muore per overdose. Un anno e mezzo dopo viene pubblicata sul suo profilo Instagram una lettera firmata dalla sua famiglia, che dichiara di voler assecondare l’ultimo desiderio del rapper: fare ascoltare al mondo intero il suo ultimo lavoro. Un gesto emozionante, che però implica una grossa responsabilità: il risultato finale doveva essere il più vicino possibile a quello immaginato da Mac Miller in fase di lavorazione, e non era facile riuscirci.

Confrontando i testi di Circles con quelli dell’album precedente, Swimming, è evidente che l’idea iniziale di Miller era quella di creare due progetti che funzionassero come vasi comunicanti, anche se su piani completamente differenti. Le atmosfere di Circles non sfociano mai in quelle che ci si aspetterebbe di trovare in un disco rap, galleggiando tra arrangiamenti di chitarra, momenti lo-fi e vibrazioni indie. A completare l’album è Jon Brion (già produttore di Swimming), sulla base delle conversazioni che i due avevano avuto prima della morte del rapper, l’unica persone che avrebbe potuto rendere reale la visione dell’artista scomparso.

I brani di Miller sbattono in faccia all’ascoltatore ciò che ha dovuto affrontare negli ultimi mesi di vita: il sentirsi solo pur essendo circondato da tante persone e da una una moltitudine di fan (Surf), ma anche la volontà di provare a spezzare una routine dorata che si era fatta pericolosa. In Complicated canta “Fore I start to think about the future/First can I please get through a day/Without any complications”: come un pesce imprigionato da tempo nella stesso acquario, stanco di nuotare sempre nello stesso senso e curioso di scoprire di che colore è il mare aperto.

Matteo Squillace