Voto

9

Da ragazzino con promettente personalità a punto di riferimento della scena indipendente globale, Mac DeMarco ne ha fatta di strada in questi sette anni, dal suo debutto con Rock and Roll Night Club. Arrivato al punto più insidioso del percorso – confermare per l’ennesima volta anni di successi senza smettere di innovare un sound che col tempo rischia di diventare trito e ritrito – l’artista canadese risponde plasmando un mondo parallelo fatto di cowboy e mostri: Here Comes The Cowboy è il saloon del suo inconscio, dove risuona un country psichedelico sorprendente per essenzialità, efficacia e unicità.

Sacrificata la verve energica in favore di un mood lento e a basso volume, la cifra del disco si intuisce subito dalle note della prima traccia – tutte uguali e ripetitive, come il testo –, appena prima che nel singolo Nobody facciano il loro ingresso in sordina gli altri strumenti. Il ritmo brasiliano di Finally Alone è avvolgente e ammiccante, come i lenti Little Dogs March e Preoccupied , mentre Choo Choo affida al funky l’unico momento grintoso del disco. La ballata acustica K torna a essere delicata, ma è il finale a valere tutto l’album: la geniale semplicità di On The Square prepara al singolo All Of Our Yesterdays, ai suoni fragili di Skyless Moon e a Bye Bye Bye, psichedelico epilogo alla Beatles con ripresa del tema funky.

Essenziale nella strumentazione e geniale nella scrittura, Here Comes The Cowboy è un disco maturo e intelligente. Un mondo fatto di ironia e melodie ricercate, nel quale nemmeno per un secondo viene meno la fortissima identità del cantautore. La versione “a bassi bpm” di Mac DeMarco è la conferma del suo indiscusso valore che tutti speravamo di sentire.

Riccardo Colombo