Voto

5

Le premesse sono stuzzicanti: una donna di mezza età apparentemente sola (Octavia Spencer), inizia un bizzarro rapporto bizzarro di amicizia con un gruppo di giovani, dopo averli aiutati a procurarsi dell’alcool per una serata. Da quel momento, i ragazzi diventano assidui frequentatori di casa sua. La morbosa attenzione che la donna riserva loro rende questa convivenza sempre più torbida, e il passato della donna emerge pian piano, rivelando i segreti della sua delicata condizione psicologica.

Eppure, la trama si perde in una banale ripetitività di scelte poco coraggiose e scene poco inspirate, senza un collante sufficiente per creare una narrazione credibile e originale. Si pensi, per contrasto, a Braid (USA, 2018) dell’esordiente Mitzi Peirone, che rappresentava l’atmosfera opprimente all’interno di una casa-prigione in modo magistrale, trasmettendo il senso di asfissia e le turbe psichiche della protagonista con filtri colorati e scene allucinate.

Anche l’approfondimento comportamentale e psicologico della protagonista non viene mai davvero sviscerato, se non con qualche timido flashback che fornisce spiegazioni trite e ritrite sui motivi della sua follia, fino al turbolento e confusionario finale che più banale non si può, tra fughe e apparizioni improvvise.

Federico Squillacioti