Voto

7.5

“Il blues è sconfitta, un vincente non potrebbe mai portarsi il blues dentro. Il blues non ama i vincenti, si allontana quando ne sente l’odore. Il blues è la rivincita dei perdenti, il blues è il pane degli sconfitti” disse il giornalista e musicista Giovanni Scafoglio. Nessun altro pensiero potrebbe descrivere meglio la concezione di blues che ci comunicano i personaggi di Ma Rainey’s Black Bottom. Realizzato da George C. Wolfe (Come un uragano, Qualcosa di buono) e tratto dall’omonima opera teatrale di August Wilson (Barriere), il film mostra un particolare episodio della vita di una delle prime cantanti nere della storia del blues, Ma Rainey: la complicata gestazione del suo disco, ostacolati dal carattere esigente di Ma e da continue interruzioni.

La narrazione dei lavori dell’album si sviluppa parallelamente in due ambienti fissi – secondo una struttura marcatamente teatrale -, lo studio di registrazione e la sala prove – in cui si trovano la cantante e il suo gruppo per la maggior parte del tempo, inscenando il paradosso di un luogo cruciale dove non avvengono mai vere e proprie azioni, ma che si fa teatro di una polarizzazione dialogica e verbale tra i personaggi – anch’essa di matrice teatrale. L’attenzione dello spettatore viene così continuamente spostato dalla figura di Ma ai musicisti, che tra la prova di un brano e un altro condividono aneddoti del passato riguardanti le loro rispettive vite, restituendo indirettamente uno spaccato della società americana degli anni ’20, segnata dalla discriminazione razziale.

I musicisti vengono tratteggiati come figure di vittime, di “perdenti”, ora sono determinati a prendersi la loro rivincita, riscattandosi attraverso il blues – riprendendo la riflessione di Scafoglio, ribadita anche nel film da Toledo (Glynn Turman), il pianista del gruppo. Emblematico in questo senso il finale: una scena di pochi minuti che mostra l’ennesimo sopruso subito dalla comunità afroamericana, privata di una voce e lasciata con indifferenza ai margini della società. Sottotema attualissimo che emerge continuamente durante il film, la questione razziale viene sollevata in modo indiretto e discreto, al fine di marcarne la spaventosa sistematicità: le discriminazioni sono insite nelle nostre dinamiche più quotidiane e normalizzate.

Davis nei panni di Ma restituisce un’interpretazione graffiante, di una donna perfettamente consapevole delle proprie capacità e del proprio valore, una donna che non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno, nonostante le continue discriminazioni. A farle da contrappunto c’è Levee (Chadwick Boseman), il trombettista del gruppo: un ragazzo apparentemente allegro, pieno di sogni e speranze per il futuro, il cui unico obiettivo è quello di diventare un musicista di successo, ma tormentato dal tentativo di superare un passato difficile, segnato da esperienze traumatiche. Ad accomunare loro due, nonostante i contrasti, è la strenua determinazione a realizzare i propri sogni, in una società profondamente ingiusta che li ostacola continuamente. 

Immerso in un’autentica atmosfera blues, animato da performance musicali travolgenti e colori saturi e con il trucco pesante di Ma Rainey che si mescola al suo sudore, il film è un inno irriducibile alla libertà.

Allegra Adorni