Voto

5

Come ogni favola fantasy che si rispetti, anche L’uomo senza gravità ha inizio in una notte buia e tempestosa, quando in un’area rurale della provincia italiana nasce Oscar, un bambino che sfugge alla forza di gravità e fluttua in aria come un astronauta nello spazio. Dopo aver passato anni relegato in casa con una madre apprensiva e una nonna severa, costretto a nascondere il suo formidabile segreto agli occhi indiscreti della vicina realtà cittadina, per il ragazzo arriva il momento di lasciare il nido e scoprire la dura verità che lo aspetta.

Questo ragazzo-prodigio, che ricorda una versione umana di Dumbo, si rende conto che la sua unica possibilità di realizzazione professionale è nella veste di fenomeno da baraccone. Dopo essere stato risucchiato dal vortice degli spettacoli dal vivo, da quello della televisione e, per concludere, da un deludente mondo dell’editoria, diventa più debole dopo ogni umiliazione, finché non scivola in una straziante e definitiva caduta sociale.

Il potenziale narrativo dell’idea iniziale si scontra con la debolezza dei dialoghi e la piattezza psicologica dei personaggi, soprattutto nella caratterizzazione della figure femminili. Se il progetto era quello di parlare di emarginazione ed emancipazione attraverso un racconto fiabesco, il risultato è invece un film pieno di stereotipi e feticci già largamente utilizzati nel panorama cinematografico e che sarebbe ora di abbandonare.

Alessandro Foggetti