Formazione indipendente made in Bologna, gli Earthset nascono nel gennaio del 2012 dall’incontro di Luigi Varanese (basso), Costantino Mazzoccoli (chitarra), Emanuele Orsini (batteria) ed Ezio Romano (voce e chitarra), tutti classe 1990. Tra suoni indie-rock, prog-rock, echi di new wave e inossidabile grunge, il gruppo ha deciso di impegnarsi in un tour di cine-concerti che è culminato nella pubblicazione de L’Uomo Meccanico (Dischi Bervisti e Koe Records), la colonna sonora che hanno creato per accompagnare le proiezioni dell’omonimo film muto del 1921. Ma lasciamo che siano direttamente i membri della band a raccontarvi più dettagliatamente del progetto.

Com’è nata l’idea di sonorizzare L’uomo meccanico?
L’idea è nata durante Soundtracks, un progetto organizzato dal Centro Musica Modena a cui abbiamo partecipato due anni fa. Come progetto finale, sono stati stati assegnati gli ultimi venti minuti dell’Uomo Meccanico da sonorizzare. Successivamente abbiamo deciso di completare la sonorizzazione, perché sentivamo di aver lavorato molto bene e credevamo fosse un peccato non portare a termine l’opera.

L’album potrebbe rientrare nel genere ambient, ma invece di ispirarsi a mostri sacri come Brian Eno o Harold Budd abbraccia riferimenti più trasversali, tra prog, psichedelia e noise, sfiorando anche l’opera di Ash Ra Tempel. Vi riconoscete in questi riferimenti? Quali altri artisti vi hanno ispirato durante la composizione?
Abbiamo tutti e quattro ascolti molto diversi e stili compositivi quasi opposti, che però proviamo a combinare in fase di scrittura. Qualche influenza prog c’è sempre stata, sebbene non sia mai stata consapevole da parte nostra. La psichedelia e il noise sono probabilmente i due elementi che ci mettono tutti d’accordo. Gli Ash Ra Tempel li conosciamo poco, ma l’accostamento al krautrock è coerente con i riferimenti ai Can nella nostra sonorizzazione. Su questo lavoro abbiamo anche provato a cercare alcune avanguardie musicali degli stessi anni in cui è uscito il film, usando ad esempio scale esatonali e dodecafonia.

Negli ultimi anni la scena musicale italiana sta vivendo un momento di grandi trasformazioni, aprendosi a nuove sonorità e a nuovi linguaggi. Come vi collocate in questo panorama? Ci sono autori che seguite particolarmente?
Notiamo che ci sono sempre più musicisti con uno sguardo puntato verso l’estero e verso la ripresa di quelle sonorità e canoni che esistono fuori dall’Italia. E crediamo sia un bene, perché purtroppo l’Italia in generale non abbia mai veramente capito il rock e i suoi vari sottogeneri. Come detto precedentemente, abbiamo ascolti troppo diversi per poter individuare dei riferimenti precisi, ma ognuno di noi ascolta autori validi e innovativi italiani che stranieri. Questo ultimo progetto in particolare ci ha aiutato molto a collocarci nella scena italiana attuale, abbiamo scoperto di avere un interesse molto grande verso persone e luoghi prima insospettabili per progetti di sonorizzazione sperimentali come il nostro.

Qual è il vostro film preferito?
Nessuno di noi ha studiato cinema, ma siamo tutti dei grandi appassionati. I nostri film preferiti sono troppi, di registi possiamo citare Tarantino, Refn, i fratelli Coen, Lynch, Dario Argento, Sergio Leone, Fellini, De Sica. Per consigliare diciamo Pawel Pawlikowski, che ha girato dei documentari assurdi a inizio carriera e di recente due film magnifici.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Per quel che riguarda questo lavoro, l’idea è quella di portarlo in giro il più possibile e in più posti possibile. Dopodiché stiamo lavorando a un altro disco, per il quale torniamo a una forma-canzone più ortodossa. I brani sono stati già registrati e al momento stiamo lavorando a tutto il resto. Purtroppo è ancora presto per poter dire quando uscirà.

Gabriel Carlevale