1. Presagi

“Puttana”, “isterica”, “senza cervello”, “chissà a chi l’hai data per lavorare”. Le centinaia di insulti che vengono rivolti quotidianamente alle donne on line sono stati raccolti per diventare il focus dell’installazione interattiva allestita da Netflix in Piazza XXV Aprile a Milano per il lancio della serie: un rogo digitale in cui il visitatore è invitato a entrare e cancellare personalmente una delle scritte sullo schermo. Un gesto simbolico molto forte, che non si traduce in termini altrettanto incisivi nei contenuti della serie. La staticità della crime story Suburra e i dialoghi da fotoromanzo di Baby non ci avevano fatto molto sperare che la terza serie italiana targata Netflix avrebbe alzato il livello della serialità nostrana. Eppure per Luna nera, co-produzione Netflix-Fandango, le aspettative erano comunque altre: forse perché rientra in un genere, il fantasy, poco calcato nel panorama mediale italiano, o forse perché per la prima volta il cast tecnico è interamente composto da donne (alla regia Francesca Comencini, Susanna Nicchiarelli, Paola Randi e alla sceneggiatura Francesca Manieri, Laura Paolucci), o forse perché la tematica – la caccia alle streghe – è molto più attuale di quanto possa sembrare.

2. Fantabosco

Alberi sbilenchi, castelli e rovine incantate. Fantasy di ambientazione medievale, Luna Nera si serve degli elementi tipici del genere per costruire gli scenari in cui è ambientata la vicenda di Ade, giovane levatrice cacciata dalla comunità per via delle accuse di stregoneria che trova ospitalità in un congrega di donne, streghe come lei. Tutto giusto, se non fosse che tra il villaggio di Serra (sede del gruppo dei fanatici cacciatori di streghe) e il Bosco delle Città Perdute (sede della congrega femminile) alberghi il nulla. Rarefatto, teatrale, irreale, al di fuori di ogni percezione logica spazio-temporale, i personaggi si materializzano come evocati da un incantesimo.

3. Gli occhi del cuore

La stessa teatralità ritorna nell’enfasi recitativa. Fatta eccezione per Lucrezia Guidone, Manuela Mardacchia e Federica Fracassi, rispettivamente nei ruoli di Leptis, Tebe e Janara, ovvero le tre streghe a capo della congrega, la scelta del cast è ricaduta su attori forse troppo acerbi. Non li aiuta sicuramente la piattezza del background psicologico dei personaggi e la povertà di una sceneggiatura estremamente retorica, che trasforma i dialoghi in un declamare a gran voce o in un sommesso vociferare senza contenuti.

4. Non è un paese per il fantasy

Budget limitato e fantasy sono compatibili? Forse, per un genere che punta tutto sulla componente magica e stupefacente, le cose si fanno difficili, nonostante il grande patrimonio di leggende popolari e di location medievali presenti in Italia. Il risultato è una resa visiva amatoriale, ma anche una storia debole, che si perde in molteplici direzioni narrative, nessuna abbastanza forte da essere considerata la principale. Cos’è Luna nera? Un romanzo medievale stile Tristano e Isotta? Un Game of Thrones alla cacio e pepe?

5. Un passo avanti

A pochi giorni dalla fine delle gag sui “passi indietro”, l’uscita di una serie scritta e diretta da donne sarà anche un passo avanti, ma solo fittizio. Perché a fronte di un prodotto scadente, il fatto che sia esclusivamente realizzato da donne non serve assolutamente al lungo e tortuoso percorso di apertura dell’industria all’inclusività e alla parità di genere.

Angela Santomassimo