Voto

7

In questo thriller psicologico dalle derive apocalittiche, Laurent Lafitte (riconoscibile per aver affiancato Isabelle Huppert in Elle di Verhoeven) è Pierre, il supplente dall’aria giovanile mandato a sostituire il professore di letteratura in una classe di ragazzi brillanti, selezionati per un programma scolastico d’eccellenza. La sostituzione è dovuta a un fatto drammatico: il professore si è suicidato gettandosi dalla finestra durante una lezione. Il regista Sébastien Marnier, dopo un inizio shock, reinserisce con cautela lo spettatore nella storia, facendo emergere, dapprima lentamente e poi con un ritmo sempre più incalzante, tutte le terrificanti stranezze e inquietanti passatempi di un gruppetto di ragazzi della classe.

È l’incomprensione generazionale portata all’estremo: da un lato i ragazzi, rappresentanti di una generazione iper informata e drasticamente disillusa, dall’altro gli insegnanti, indifferenti davanti al mondo in crisi che stanno lasciando ai giovani e pericolosamente abituati all’estremismo a cui i loro studenti si avvicinano sempre di più proprio sotto i loro occhi. Tutto questo noi lo vediamo con gli occhi di Pierre, che cerca disperatamente di instaurare un canale di comunicazione fra queste due posizioni inconciliabili, per poi vedere crollare ogni sicurezza sotto al peso di un mondo a tinte horror che si prende gioco di lui con cinica spietatezza.

La fotografia minimale, asciutta e grigia si allinea all’universo disincantato di una sceneggiatura che osa molto ma lascia moltissime domande senza risposta, forse per un preciso desiderio di ambiguità. Il risultato è una struttura narrativa a tratti onirica, che seguendo la progressiva perdita di punti di riferimento di Pierre si abbandona sempre più a una dinamica irrazionale, per arrivare a un finale dal tono profetico e da cui nessuno esce vincitore.

Clara Sutton