“In quegli anni non si faceva altro che fare all’amore con tutto”. Così descrive la Roma dei suoi anni adolescenziali Luciano de Simone, padre dell’Andrea musicista – che avevamo sentito e intervistato al Circolone di Legnano lo scorso marzo –, autore di una mostra fotografica da poco conclusasi a Torino presso lo spazio OFF TOPIC. Non a caso sono le stesse fotografie che accompagnano Uomo/Donna, l’album di Andrea uscito a giugno 2017 per 42 Records.

Scattate tra il 1970 e il 1980, le sue sono fotografie che segnano il tempo, manciate di rullini scattati quotidianamente “per deformare lo sguardo a tal punto da leggere la realtà in modo fotografico, usando cioè non solo lo sguardo ma anche, e soprattutto, l’immaginazione”. Rimaste nascoste nelle scatole di casa De Simone, dove si sono accumulate per 30 anni, finalmente queste fotografie vedono la luce e sprigionano l’intuizione che le fece nascere: “non è importante ciò che fotografi, ma come lo guardi, come allestisci la scena nella tua testa e come lo fai senza starci a pensare su troppo, come l’età e l’atmosfera di quegli anni imponevano”. Bianchi e neri di un decennio pregno di vita, iniziativa e partecipazione fanno rivivere le persone comuni ritratte come se fossero personaggi di scene immaginarie o di un film. Sguardi che penetrano nell’animo del fruitore e indagano le sue più recondite inclinazioni.

Non è un caso che il titolo della mostra corrisponda a quello dell’album di Andrea: Uomo/Donna trasmette tutta la forza di due percorsi creativi collegati tra loro da un filo rosso intangibile, che giocano con continui rimandi reciproci tra fotografie e parole. Che si tratti degli anni ’70 o decennio corrente, lo sguardo dei due artisti sul mondo è filtrato dalla pura poesia, da una quiete ormai inusuale. D’altronde, la pazienza necessaria a cogliere l’attimo esatto in cui scattare non è forse la stessa che serve al musicista per comporre la melodia adatta a esprimere sua sensibilità? Come canta Andrea in Sogno l’amore, per sognare bisogna imparare a chiudere gli occhi.

Asja Castelli

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