Voto

9

Senza Dio, senza leggi, senza protezione e senza amore. Premio della Giuria a Cannes nel 2017, Loveless mette in scena sentimenti che paiono dissolversi nel grigiore di una coltre di immobilismo, di catatonia (de)colorata da una scala di gelidi grigi. Perfino il legame più sacro, quello tra una madre e il proprio figlio, viene meno, raggelato da un’apatia senza scampo, in cui il piccolo Alëša, cresciuto senza cure né attenzioni da parte dei genitori, scompare senza lasciare tracce.

Senza amore, senza pietà né compassione non resta più nulla, e a farla da padrone è ancora la disumanizzante intransigenza con cui il Partito aveva regolato la vita dei propri cittadini e che ancora è ben radicata nella loro vita privata, oltre che in quella pubblica. Una sorda e inflessibile ottusità che rischia di erompere ancora oggi da un momento all’altro e in qualsiasi forma, e che può far precipitare perfino un liceale alle prese con la scoperta della propria spiritualità in una spietata e mortifera forma di ortodossia religiosa (Parola di Dio, Serebrennikov, Russia, 2016).

Giorgia Maestri