1. Not Safe for Work

Dopo aver portato iper violenza e gag scorrette nel mondo dei cinecomic con Deadpool (2016), il creatore della serie Tim Miller assolda David Fincher (Mindhunter) per fare la stessa operazione con il piccolo schermo, attraverso un’antologia di storie dominate da sesso, violenza e umorismo nerissimo. Non una grande novità: il film antologico Heavy Metal degli anni ’80 o la serie MTV Liquid Television dei ’90 hanno sperimentato con l’estetica estrema del fumetto underground e dell’animazione giapponese. Ma in Love, Death & Robots quei riferimenti vengono contaminati da ampie sezioni ispirate al videogioco, a cui diversi episodi sembrano essere particolarmente legati. Un’animazione per adulti fatta di sangue e softcore che in alcuni episodi – a differenza di altri – sembra fermarsi a un livello superficiale per mostrare il proibito solo per il gusto di farlo.

2. A me gli occhi

Nell’epoca del binge watching e delle maratone di serie tv, il formato di Love, Death & Robots è l’ideale per tenere lo spettatore incollato allo schermo e stuzzicare continuamente la sua curiosità. Niente episodi fiume da un’ora ma pillole narrative che vanno dai 5 ai 17 minuti di durata, una notevole varietà narrativa ed estetica e il player di Netflix che permette non solo di vedere gli episodi uno in fila all’altro praticamente senza interruzioni, ma anche di scegliere una scansione personalizzata degli episodi tra quattro diverse opzioni. Dopo la riproposizione del formato sperimentale della serialità interattiva di Black Mirror: Bandersnatch, Netflix si spinge ancora oltre, con un prodotto non solo a prova di deficit d’attenzione e per spegnere il cervello, ma anche astutamente progettato per stimolare la creazione di contenuti social.

3. Uncanny Valley

Sony Pictures Imagework – lo studio che ha lavorato agli effetti visivi di Blockbuster quali Beowulf, Kingsman e i cinecomic Marvel –, gli ungheresi Digic, Blur Studio – fondato da Miller e ideatore degli indimenticabili titoli di testa di Uomini che Odiano le donne (D. Fincher, USA/Svezia/UK, 2011): gli studi d’animazione coinvolti sono i migliori del momento e danno sfogo a una varietà incredibile di stili e modalità narrative. Dal disegno in stile anime di Good Hunting alla stilizzazione estrema di Zima Blue; dal cel-shading visto in Fish night alla grafica fotorealistica che rimanda all’estetica tipica del videogioco (Shapeshifters, Lucky 13). Il comparto visivo è quello in cui la serie raggiunge il massimo delle sue potenzialità, il cui culmine è rappresentato da The Witness, che mescola CGI, fumetto e disegno a mano a uno stile che ricorda quello del sorprendente Spider-man: into the spider verse.

4. Sogni d’Androide

Netflix ha presentato la serie come un prodotto geniale nel campo della serialità, con temi, estetica e formato inediti. Tuttavia, non solo la scansione antologica ha illustri precedenti nella serialità contemporanea, ma vede la sua migliore realizzazione proprio nell’ambito fantascientifico e distopico, con prodotti come Black Mirro e Philip K. Dick’s Electric Dreams, che hanno reinventato l’immaginario fantascientifico concentrandosi su tematiche nuove o reinterpretandone di classiche in modo inedito. Love, Death & Robots sembra invece mancare di un adeguato approfondimento degli argomenti affrontati, limitandosi a reiterare concetti già visti e già piuttosto indagati da tanta letteratura sci-fi e cyber/steampunk.

5. Game Over

Che si tratti di combattimenti tra mostri lovecraftiani o di storie di guerra, Love, Death & Robots mette in scena azione frenetica e computer grafica come nei migliori videogame, al punto che episodi come Secret Wars, Lucky 13 o Suits potrebbero essere i trailer di giochi come Call of Duty o Ace Combat. Overwatch è in effetti corredato da una serie di fumetti e cortometraggi animati che approfondiscono il mondo del videgioco, ma non è questo il caso di Love, Deat & Robots, che non ha alcun prodotto annesso per giustificare i suoi finali spesso bruschi e irrisolti.

Francesco Cirica