Lontano dai consueti biopic, Love and Mercy oscilla continuamente tra gli anni ‘60 e gli anni ’80. Il regista Bill Pohlad incrocia infatti i due momenti fondamentali della vita di Brian Wilson (Paul Dano): la nascita dello storico album Pet Sounds (1966) e i problemi di salute del leader dei Beach Boys.

Frutto della folle sperimentazione di Brian Wilson, Pet Sounds è l’album che nessuno si sarebbe aspettato dai Beach Boys: rivoluzionario, parla d’amore, di sofferenza e di identità, non più di futili vacanze estive in California. I Beach Boys, d’altronde, non erano surfisti, e Brian Wilson ha sempre nascosto dietro la fasulla ingenuità e spensieratezza dei testi un’impercettibile velo di tristezza che in Pet Sounds trova finalmente il proprio spazio. Wilson abbandona così le hit di Surfin’ Safari (1962) per addentrarsi in universi più malinconici e intimisti che esprimano la sua complessa e fragile interiorità. Preda di una sorta di genio creativo, Wilson decide di voltare le spalle al passato, di sorpassare il presente e di anticipare il futuro: Pet Sounds è un disco d’avanguardia, che si ispira a Rubber Soul dei Beatles per poi trascenderlo e aprire un nuovo capitolo nella storia del rock. Wilson, infatti, (compositore, arrangiatore, interprete principale e produttore dell’album), andando contro le aspettative dei fratelli ma soprattutto del cugino Mike Love e seguendo le orme del compositore Phil Spector, rende Pet Sounds un’opera sinfonica in collaborazione con i migliori musicisti allora in circolazione.

Ma la concitata sperimentazione di Brian non si ferma qui: ottiene l’evocativo suono di carillon che apre You Still Belive In Me pizzicando con delle forcine le corde di un pianoforte, in I Just Wasn’t Made For These Time e Good Vibrations usa per la prima volta il theremin, mentre nell’omonimo brano Pet Sounds sono delle bottigliette di aranciata a fare da percussioni. Il più prezioso strumento di cui Brian dispone per il suo Wall of sound sono le voci dei Beach Boys, utilizzate come veri e propri strumenti musicali; ne è la prova You Still Belive In Me, in cui, al termine delle parole “I wanna cry”, Brian intona l’idilliaca melodia d’apertura, seguito in coro dai fratelli che ne invertono la progressione armonica.
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Capitava che un brano nascesse a partire da un testo o che, viceversa, le parole fossero la diretta conseguenza di un arrangiamento musicale; in ogni caso Wilson, che sapeva esprimere le propria interiorità soltanto attraverso il suono, affida la stesura dei testi a Tony Asher, i cui testi diventano lo specchio dell’anima e dei suoni di Wilson.

La creazione di un’opera ben al di sopra delle capacità umane quale era quella di Wilson, però, non poteva che essere accompagnata da una logorante sofferenza: l’estrema sensibilità del musicista, accentuata dalla schizofrenia e dalle paranoie di cui soffriva dal 1963, si deve scontrare con l’opposizione di Mike Love alla svolta musicale proposta, con le pressioni dell’etichetta discografica, con l’insuccesso del disco e, soprattutto, con le continue e avvilenti interferenze del padre. Lo squilibrio mentale di Wilson si accentua progressivamente e, sentendosi privato della possibilità di esprimersi liberamente e di essere compreso, il musicista sprofonda nel nero vortice della depressione. Ed è qui che fa il suo ingresso lo psichiatra Eugene Landy, l’uomo che si vanterà di aver salvato Brian Wilson e che si arrogherà il diritto di un totale e perverso controllo su di lui. Parallelamente, nel film il giovane Paul Dano cede il posto a uno straordinario John Cusak per raccontare la malattia e la prigionia di Wilson, fino alla liberazione dal dottor Landy grazie all’incontro con la futura moglie Melinda.

Il racconto biografico delle gesta di un vero e proprio genio diventa così una commovente storia d’amore. Il perverso e complicato rapporto con il padre, che ha segnato l’intera gioventù di Wilson, viene riproposto attraverso la figura di Eugene Landy: un uomo a cui il musicista sente di dovere obbedienza e fedeltà secondo un rapporto che non permette alcuna via d’uscita. Fortunatamente, sarà di nuovo l’amore (questa volta per una donna) a offrirgli una possibilità di salvezza, permettendogli persino di tornare a incantare gli ascoltatori con la sua celestiale e innovativa musica. Infatti nel 2004, una volta terminati lo stordimento e l’obnubilamento provocati dalla terapia del dottor Landy, Wilson riesce a registrare e pubblicare Smiley Smile, riproponendo la rivoluzionaria Good Vibrations.

Federica Romanò