Musica onesta, quella di Mudimbi. Artista multiforme, Michel Mudimbi rifiuta le etichette e ha come caratteristica principale quella di non prendere troppo sul serio né se stesso, né tutto il rap game di cui dicono faccia parte. Militante insieme a Myss Keta nella squadra di Milano Palm Beat all’ultimo Red Bull Culture Clash, Mudimbi arriva per la seconda volta nel giro di pochi mesi a Milano, confezionando uno show fatto di cambi d’abito, di scenografia rustica ma azzeccata e di un mix di sonorità che difficilmente si incontrano in un’ora e mezza di spettacolo: tra rap, dubstep, grime, trap, reggae, dancehall e dub, Mudimbi intrattiene sia i fan della prima ora, sia chi è venuto al circolo Ohibò semplicemente per curiosità.

Mudimbi gioca col tema dell’infanzia, già suggerito nella copertina del suo ultimo album Michel, e allestisce una scenografia che riproduce la cameretta di un bebè dove un televisore proietta in sincrono i video più cliccati dell’artista di San Benedetto del Tronto, ultimo in ordine di pubblicazione quello di Risatatà, forse il suo brano più riuscito.

Spaziando tra più generi, ma sempre tenendo i bassi altissimi, Mudimbi si conferma un artista divertente e intelligente allo stesso tempo grazie alla sua altissima carica di autoironia, merce rara ultimamente ma forse l’unica di cui il mercato musicale italiano ha davvero bisogno.

Andrea Mauri

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