7 Luglio 2016. Il Circolo Magnolia, ormai punto di riferimento assoluto per la musica di qualità nel milanese, sfrutta tutto il verde che lo circonda in occasione della prima edizione del Festival Moderno. Il nome è azzeccatissimo: “modernità” come sinonimo di innovazione e spiazzamento, eco di un movimento estremo che, sebbene definibile come modaiolo, risulta comunque poco addomesticato.

In un vortice di capelli colorati e outfit eccentrici, si alternano sui due palchi gli artisti incaricati di scaldare il pubblico: aprono il festival il Last.fm Dj Team e la giovanissima cantante bolognese Giungla. Contro un cielo infuocato al tramonto, seguono le performance di due artiste su cui vale la pena soffermarsi: sul palco principale, una visione celestiale, la dolcissima Hana, cantautrice americana da poco sulle scene che ha già ammaliato alcune delle madrine del genere come Lorde, Lana Del Rey e Grimes, che più tardi la vorrà al suo fianco sullo stage; altrettanto interessante l’esibizione di Aristophanes. L’artista di Taiwan si schiera dalla parte della scena elettronica più che di quella rap, ma in sostanza si limita a sbraitare e impastare rime su beat ipnotici: il suo potrebbe essere definito il live più deludente del Festival, se non fosse per lo show piatto e sottotono di Mykky Blanco, le cui uniche armi sembrano essere l’ambiguità e la spontanea interazione con il pubblico (meno male che hanno deciso di trasmettere la partita sul maxi schermo!). È possibile, però, che la delusione sia dovuta al confronto con lo spettacolo terminato pochi minuti prima: il duo più famoso del momento, Sofi Tukker, entusiasma e rapisce. I due artisti si divertono e fanno divertire forti di coreografie e continui cambi di strumentazione, facendo scatenare il pubblico con la celebre Drinkee.

Ancora carico di emozione grazie al concerto dei due artisti americani, il pubblico prende posto in attesa di uno degli headliner: Dev Hynes, in arte Blood Orange. L’aria è calda e frizzante, il palco si riempie dei colori dell’estate e il re dell’art pop fa il suo ingresso. Il suo è un diario di viaggio: al posto della carta, la musica; al posto della penna, la sua voce; al posto delle lacrime, il ballo. Blood Orange danza sul palco, si lascia avvolgere dal sound dell’incredibile band alle sue spalle e canta la sua storia. Particolarmente degna di nota Augustine, che mischia pop, jazz, soul, rap e rnb, rimbalzando tra gli anni ’80 e il 2000 e lasciando tutti a bocca aperta (e con gli occhi umidi). Una volta conclusa la performance di Hynes, il mood è sognante e rilassato, ma ci pensa Mura Masa a riportare l’atmosfera in carreggiata in attesa della punta di diamante. Il ventenne smanetta sulla console e stupisce tutti (scoperto solo nel 2014 grazie a SoundCloud, la sua discografia si riduce a una manciata di brani); al suo fianco la vocalist Nao, lodevole per qualità canore e presenza scenica.

È finalmente giunto il turno di Grimes. Le luci sul palco si spengono e le casse pompano a volumi altissimi l’intro dell’album Art Angels: Laughting and Not Being Normal. Circondata dalle sue ballerine e con la fedele Hana al suo fianco, la nostra Claire Boucher compare sul palco la con un look talmente pop da fare invidia a una giovane Madonna. La cantante si scatena senza troppe remore: canta, suona, si agita e non perde occasione per interagire con naturalezza con il pubblico. Anche la scaletta è ricca e non priva di sorprese: dal brano Scream in duetto con Aristophanes, che viene invitata sul palco, alla ormai celebre Ave Maria, cover non troppo snaturata di Franz Schubert; sarà poi Kill v. Maim a dare il colpo di grazia, concludendo il live e lasciando tutti più che soddisfatti. Lo spettacolo prosegue con i Kero Kero Bonito e Danny L Harle, che con una serie di brani in stile dance anni ’90 fanno solo da sottofondo all’esodo degli spettatori. Stessa sorte, purtroppo, toccherà anche ai nostri: la talentuosa L I M (all’anagrafe Sofia Gallotti) e il bergamasco Pigro On Sofa.

Il Festival Moderno si rivela un evento curioso e irrituale, basato sulla diversità retta dalla coesione. Club To Club, in collaborazione con RADAR Concerti, si assume il rischio e ci vede lungo, creando qualcosa di nuovo e inaspettato che certamente non annoia.

Giulia Tagliabue