Voto

7

Quando si entra in sala a vedere un film giapponese, normalmente, si ha un’idea generale di quello che ci si dovrebbe aspettare, altre volte, invece, si rimane sorpresi. E Little Sister, nella sua semplicità, risulta prevedibile.

Il regista Kore-Eda mantiene l’eleganza e la dolcezza tipiche dei film del Sol Levante – o, perlomeno, di quelli che non siano splatter con tanta salsa di pomodoro –, impachettandole, però, per il pubblico occidentale e presenta  una tematica familiare universale che ricorda il capolavoro di Ozu Viaggio a Tokyo. Con la stessa delicatezza del grande maestro giapponese, Kore-Eda narra le vicende di Yoshino, Chika e Sachi, tre sorelle abbandonate dal padre quindici anni prima. La molla che innesca tutte le vicende è la morte dell’uomo, che porta all’incontro delle tre ragazze con la sorellastra più piccola Suzo, invitata a trasferirsi con loro; e sarà proprio il suo punto di vista ancora naive ad essere adottato dal regista.

La regia è minimale e predilige la semplicità artistica di un lavoro pulito, piuttosto che ricercato, scelta che rallenta eccessivamente alcune parti. Per quanto riguarda le scenografie, non offrono niente in più di un qualsiasi altro film giapponese ambientato in un paesino della periferia di Tokio. Punti di forza della pellicola sono l’avvolgente colonna sonora curata dal maestro Yoko Kanno e la competenza del cast che, seppur ristretto, vanta nomi di spicco nel panorama cinematografico asiatico. Ritroviamo infatti la stupenda Kirin Kiki di Le ricette della signora Toku e al suo fianco, senza sfigurare, la giovanissima Suzu Hirose, intensa interprete della lotta interiore di Suzo, in bilico tra l’inaspettato quanto dubbio affetto delle sorelle maggiori e il senso di colpa di cui si fa ingiustamente carico, bucando lo schermo con i propri espressivi occhioni neri, protagonisti di molte inquadrature.

Un film non completamente riuscito: sceneggiatura e montaggio avrebbero potuto aggiungere qualcosa in più, considerando che la storia era tratta da una graphic novel. Inoltre, se Ozu era riuscito a veicolare nella sua purezza una cultura diversa dalla nostra rendendola comunque globalmente appetibile, Little Sister risente della ricerca spasmodica di occidentalizzarsi per arrivare al grande pubblico europeo e agli annessi riconoscimenti come la croisette di Cannes, perdendo buona parte del proprio charme.

Gloria Venegoni